Félix Lope de Vega y Carpio, El perseguido, comedia

"Il perseguitato" de Félix Lope de Vega y Carpio: Edición TEI para EMOTHE





Texto utilizado para esta edición digital:
Vega y Carpio, Lope de. Il perseguitato. [El perseguido.] Tradotto da Silvia Semplice, per la collezione EMOTHE. Valencia: ARTELOPE Universitat de València, 2018.
Adaptación digital para EMOTHE:
  • Semplice, Silvia

Elenco dei personaggi

ARNALDO, duca di Borgogna
CASSANDRA, duchessa
CAMILLA, dama di compagnia
LEONORA, sorella del duca
FELICIANO
DUE ALABARDIERI
DUE PAGGI
DUE SOLDATI
LUDOVICO, un conte
UN GIULLARE
CARLOS, un domestico
PRUDENCIO, un segretario
ERACLIO e LUCINO, ambasciatori
GRIMALDICO, bambino

I giornata

Entrano la Duchessa e Camilla, e la prima dice

CASSANDRA
Oh Amore cieco, Amore nudo, bambino, dio e forte infante, con parole per la morte e per la vita muto. A cosa serve tanto silenzio se per il mio bene non vi è maggior pericolo che la vergogna di parlare? Dirai di non essere tu, Amore, colui che impedisce la mia felicità, mentre sono presenti il duca Arnaldo e il mio stesso onore. E che non servono imbrogli per vincerti; che tra la lingua e l’anima i timori sono alti come montagne. Però, alla fine, incolperò ugualmente te, che pur avendo i poteri di un dio, non mi vinci del tutto. Dammi, oh Amore, tanta della tua forza, che il mio cuore sappia che in questa circostanza è il tuo braccio a spingermi. Che possa rivelare il mio dolore fiero e chi mi causa tanto dispiacere, e morire infine col piacere di aver rivelato per cosa muoio. Se mi intimorisco, aiutami; se guardo al mio onore, fa che mi perda; se muoio, soccorrimi e se mi raggelo, bruciami. Dunque mi perdonino, per questa volta, il duca e il mio onore; devo aspettare senza paura la sentenza del giudice. Chiamalo, Camilla, che venga qui.

CAMILLA
Chi devo chiamare?

CASSANDRA
Come parlo liberamente! Che Dio mi protegga da me stessa. Dov’è il Duca?

CAMILLA
Riunito in consiglio con altri signori e i due ambasciatori di Francia.

CASSANDRA
Vedi se il suo domestico è qui in giro.

CAMILLA
Chi fra i tanti? (A parte) Oh Amore, stai già forzando l’onore perché ti vada dietro.

CASSANDRA
Chiama Carlos; di che devo scrivere una lettera molto importante per la Francia.

CAMILLA
Vado.

CASSANDRA
Torna presto.

CAMILLA
Prestissimo.

Esce.

CASSANDRA
Che la moglie di un duca abbia tali cattivi pensieri e il coraggio di volerli rivelare! Che arrivi a metter gli occhi insonni, con attenzione, su un domestico, allevato per il mio dolore e le mie pene! E che parlandogli con gli occhi, con la passione iscritta nelle pupille, non sappia già a memoria con quale ardore io lo ami! Sono sei mesi che ammiro questo crudele nemico e che, mutata per colpa sua, continuo a sospirare, ancora e ancora! E non è che non capisca! Senza dubbio non vuole osare tanto, affinché io per prima mi spinga a farlo. E non mi spaventa che, alla fine, anche se parlando lo provocassi, darebbe per scontato che mi vanti di essere tanto vile, perché tale è la disuguaglianza a cui l’amore ci ha uguagliato che, anche fossi io stessa a rivelarglielo, metterebbe in dubbio la verità.

Entrano Camilla e Carlos.

CAMILLA
Resta qui, che vado a vedere cosa desidera da te la Duchessa. – Carlos sta arrivando.

CASSANDRA
Digli di aspettare. Comincio già ad ammutolirmi.

CAMILLA
Carlos, aspetta.

CARLOS
Aspetterò.

CASSANDRA
Com’è possibile che io stessa dica ad uomo di esserne innamorata? Non è possibile, non posso immaginarlo. Senz’altro qualche stregoneria ha insinuato nel mio petto tale assurdità. Allora dunque che Carlos vada via e che io trovi da sola una soluzione a questo veleno e a questa passione che mi straziano il cuore. Camilla…

CAMILLA
Mia signora…

CASSANDRA
Digli di andar via.

CAMILLA
Vado.

CASSANDRA
Aspetta, che temo che la lama della fiera spada dell’amore si affili. Carlos, che incantesimo mi hai lanciato?

CARLOS
Devo andarmene?

CAMILLA
Aspetta.

CASSANDRA
Devo osare, dovesse costarmi la vita. Digli di venire qui, sono decisa ormai. Anzi non dirgli nulla. Devo morire così? Digli di tornare indietro.

CAMILLA
Come?

CASSANDRA
Però aspetta, amica.

CAMILLA
Cosa volete che gli dica allora?

CASSANDRA
Che vada via e che rimanga.

CAMILLA
Che grazioso, davvero! Devo chiamarlo?

CASSANDRA
Sì.

CAMILLA
Vado.

CASSANDRA
Basta, che sto girando intorno alla questione più di una farfalla attorno a un lume . È tutto uno svolazzare, con prudenza e cautela, per arrivare poi alla fiamma con cui mi devo bruciare.

CAMILLA
Vieni Carlos, che ti chiama la Duchessa mia signora. – Arriva.

CASSANDRA
Posso spargere cenere sulla fiamma. Mi si bruciano le ali, mentre per questo nuovo osare dai miei pensieri ne nascono di nuove, troppo leggere nelle cattive azioni.

CARLOS
Cosa ordinate, vostra eccellenza?

Si inginocchia

CAMILLA
(A parte) Così vicino! Sono stata fuoco e adesso vento.

CASSANDRA
Alzati, Carlos.

CARLOS
Mia signora, sto bene così.

CASSANDRA
Alzati, dico, che devo parlarti. Camilla, vai via.

CAMILLA
Col vostro permesso.

Esce.

CASSANDRA
Aspetta nel corridoio. Rimettiti il cappello, Carlos.

CARLOS
Non ordinatemelo, che con la grazia di un tale favore diventerei superbo.

CASSANDRA
Fallo.

CARLOS
Bacio i vostri piedi per la grazia che mi concedete, però, mia signora, vi ripeto che sto più a mio agio così.

CASSANDRA
Questa è la mia volontà, su, avanti!

CARLOS
Ecco, mia signora, come desiderate; ma se qualcuno mi vedesse, chi non dubiterebbe della mia follia e mancanza di modi? Che nessuno crederebbe che l’abbiate ordinato voi perché con nessuno usate tali favori.

CASSANDRA
Mi meraviglio molto di ciò che ti riguarda, Carlos.

CARLOS
Come?

CASSANDRA
Dopo esserne venuta a conoscenza.

CARLOS
Sono servo vostro.

CASSANDRA
Alzati.

CARLOS
Mi nobilitate e mi innalzate con tante lusinghe.

CASSANDRA
Rimettiti il cappello.

CARLOS
(A parte) Cosa saranno mai tutte queste fantasie e chimere?

CASSANDRA
Com’è possibile che essendo nel fiore degli anni, dando alla città intera allegri speranze ed essendo qui il cortigiano più aitante, ti comporti da tiranno con te stesso e con la tua anima nobile e bella e non la concedi a nessuna delle molte dame che, invidiose, vorrebbero meritarti e ti guardano ovunque tu vada? Non c’è nessun altro gentiluomo, nativo o straniero, qui a corte, che si reprima tanto quanto te. Tutti sono servili, tutti innamorati; inventano balli, passeggiate, giostre, lance ed anelli, tornei e grandi imprese amorose per il male di cui dicono di morire. Tu soltanto, nascosto tra gli altri nella tua solitudine ed essendo il migliore, non sei nato per amori e amicizie? Non hai nessuna amica con cui poter passeggiare di giorno e che ti diletti la notte? Com’è possibile che sei tanto prudente? Perché?

CARLOS
In che confusione mi avete messo!

CASSANDRA
Com’è che non corteggi nessuna?

CARLOS
Mia signora, se credessi di essere degno che qualche dama, non dico di gran nobiltà ma anche per più modesta che fosse, umiliasse i suoi pensieri rivolgendoli a me, credo che allora sì metterei i miei desideri al suo servizio. Ma dubitando, com’è giusto, di poter essere da qualcuna rifiutato, vivo con tanta sfiducia che non mi adopero per il mio piacere; se le cose fossero diverse, non c’è dubbio che non avrei difficoltà in nessuna impresa amorosa.

CASSANDRA
(A parte) Oh Amore, dammi una mano! —Ti assicuro che ti sbagli e molto; non credere di essere così tanto disprezzato, che sebbene umile meriti di più. E so che non c’è nessuna tra queste dame che se la amassi e desiderassi non benedirebbe la propria fortuna. Meriti molto e lo vali; pretendi, Carlos, e stai attento a puntare a ciò che di più alto ti offre il cielo da cui provieni; devi essere come un fulmine.

CARLOS
Come può la mia umiltà patire innanzi alla stessa verità?...È possibile vincere.

CASSANDRA
Questo ti dico; arrivederci e sii discreto.

Esce.

CARLOS
È imbarazzante pensare che possiamo avere la stessa opinione. Ah, che dolore! Che succede, oh Cieli? Com’è possibile? Non sono tanto fortunato né posso ingannare i miei sospetti; è un’inevitabile conseguenza del continuo guardarmi della Duchessa, da tal gesto nascono i pensieri d’amore. Il tanto guardarmi era per questo. Oh, povero me! Ah, Cassandra bugiarda! Così tradite la fedeltà al Duca? Oh, mio buon signore! È possibile che sia io lo strumento del tuo disonore e tormento, tanto insopportabile e inaspettato? È per questo che con soddisfazione mi hai concesso la tua protezione? Hai cresciuto una vipera gentile, per avvelenarti il petto! Però non dipende da me, non sono io chi ti offende; ma se l’offesa colpisce nel segno sarà vana ogni difesa. Che dovrei fare adesso se costei continua a perseguitarmi e scopre che nel mio cuore c’è posto solo per Leonora? Non c’è dubbio che porrà fine ai miei pensieri e alla mia vita! Ma non potrò impedire che ciò infine accada. Però l’anima immortale non perirà e in lei, immortale, continuerà a vivere il mio fedele pensiero, anche se io morissi.

Leonora, in abiti da vedova, si affaccia alla finestra.

LEONORA
Lunga e noiosa giornata, perché ti definiscono ‘corta’ se mi sembra sia passato un anno da quando hai oscurato la tua luce e mi hai permesso di vedere la mia? Affrettino il passo questi tuoi cavalli dorati, che ricamano con il loro tesoro le nubi del nero tramonto. Si bagnino presto nel mare la tua fronte e i tuoi capelli ramati, o i miei occhi verseranno tante lacrime da formarne uno dove poter annegare. E tu, notte, unico momento in cui godo della mia felicità, dispiega le tue ali nere e oscura il biondo viso di Apollo. Che splendano le stelle o meglio di no, che la notte quando le stelle dormono nasconde meglio i tuoi piaceri, Amore. Oh povera me, come mi tratta il dolore crudele, senza permettere ai miei occhi di vedere l’amore della mia vita! Oh, Carlos potessi parlarti da questa inferriata senza temere pericoli da ogni parte! Si potesse entrare nei tuoi pensieri, Carlos, per vedere se lì c’è posto per la mia anima! Che sì che dovrebbe essercene, che son già sei anni che ci amiamo.

CARLOS
(A parte) Oh, insopportabili mali! Volete farmi perdere i sensi? Perché tormentate così il mio triste giudizio?

LEONORA
Sono turbata vedendolo parlare da solo. Ci sarà qualche novità sul nostro amore e segreto?

CARLOS
(A parte) Che non le passi per la testa di portare a termine la sua volontà, né di fare al duca questo affronto; che prima che io possa acconsentire a tutto ciò, si vedranno sole e stelle sulla terra e alberi nei cieli. E anche se non fosse la moglie del duca, che adesso servo, non potrei mai fare a Leonora un torto simile; da sei anni sono sposato con lei in segreto e votato a questa fedeltà dalle mie parole; ma essendo io un uomo di condizione inferiore e lei la sorella del duca, pur rendendoci uguali l’amore, si esige per lei un marito di pari rango e così non voglio né posso chiederla in moglie.

LEONORA
Vorrei parlargli ma gli sommergerei l’anima di paura. E per una soddisfazione così breve il mio cuore non osi.

Entra il conte Ludovico.

LUDOVICO
Si farà il torneo a discapito di chi manca di rispetto al conte; e se lui non vuole partecipare, non si cerchi un padrino né si proponga; che ti assicuro, varrà il doppio senza di lui. Sono il conte Ludovico e lui è un uomo che ieri…

CARLOS
Oh, conte! Avete bisogno di me?

LUDOVICO
Sì, voglio che partecipi per me, dandomi la tua parola e il tuo braccio, ad un torneo pubblico a discapito di Feliciano e degli altri sciocchi.

CARLOS
Calmatevi.

LUDOVICO
Sono calmo.

CARLOS
Quando è stato deciso?

LUDOVICO
Adesso.

CARLOS
E per chi si combatte?

LUDOVICO
Per la mia Leonora, di cui sono pretendente. Ma a cosa giova se non si parla chiaro? Io la corteggio e la merito.

LEONORA
(A parte) E che importanza ha? Io vi odio e ve lo renderò difficile.

CARLOS
(A parte) Oh, povero me!

LUDOVICO
La buona sorte di questo mio corteggiamento ha suscitato nuovamente la sua gelosa pazzia. Tutti sanno che se la chiedo in moglie al duca me la concederà, perché in tutto posso eguagliare il suo defunto marito; e non pecco di superbia nel dire che per patrimonio gli sono superiore e per lignaggio competo perfettamente col duca stesso.

CARLOS
Adesso posso dire che l’invidia è al punto giusto.

LUDOVICO
Non fa ridere? Sarà mia moglie o mi costerà il regno.

LEONORA
Ah, signor conte!

LUDOVICO
Chi parla?

LEONORA
Sono io.

LUDOVICO
Oh, mia signora!

LEONORA
È qui che aspetto tutto il giorno.

LUDOVICO
Che grande grazia! Bacio i vostri piedi! Carlos per favore, mettiti dietro di me.

CARLOS
Lo farò, ma già mi ha visto.

Carlos si nasconde dietro il Conte.

LUDOVICO
Non vi basta che resista guardando un sole? Neanche un’aquila potrebbe fare di più.

LEONORA
Non ha importanza, la mia luce può passare oltre.

LUDOVICO
Trasformerò il mio petto in un diamante per contenerla.

LEONORA
Non ho timore che possiate frenare il suo corso.

LUDOVICO
Credo gradiate il mio corteggiamento, concedendomi tanto favore.

LEONORA
A che si deve tale malinconia e il parlar da solo che ho ascoltato da queste persiane? Ci sono novità? Ditemi come e di chi.

LUDOVICO
Gli invidiosi della mia felicità offendono le mie intenzioni.

LEONORA
Ma una così grande tristezza non ha altre cause?

LUDOVICO
Il mio cuore è inesperto: qualsiasi cosa lo spaventa. Leonora fa finta che le cada qualcosa dalle mani. L’amore l’ha cambiato.

LEONORA
È un bambino. Ahi!

LUDOVICO
Cos’è successo?

LEONORA
Niente.

LUDOVICO
Cos’è caduto?

LEONORA
Non importa; che resti lì.

LUDOVICO
Come che resti lì? Ditemi, che devo trovarlo e conservarlo gelosamente.

CARLOS
(A parte) Ah Dio, se fosse veleno!

LEONORA
È soltanto uno spillo.

LUDOVICO
Qualsiasi cosa, basta che sia vostro.

LEONORA
Siete un vero cortigiano.

LUDOVICO
E abile in materia d’amore.

LEONORA
Beh, se lo trovate avete di certo un buon occhio.

LUDOVICO
I vostri lo sono e con la luce che mi concedete potrei trovare anche il più minuscolo atomo del sole, come uno specchio in cui Apollo si riflette con luce viva. Girate verso di me i vostri occhi, del cui splendore i riflessi riescono a vedere più lontano di quanto sia il vostro amore da me.

LEONORA
Beh, cercatelo allora. (A parte) Salve Carlos! Prendi questo guanto.

CARLOS
(A parte) C’è forse abilità simile? E non è la prima volta: ha davvero un ingegno divino.

LEONORA
Non lo trovate?

LUDOVICO
Per Dio, no! O la vostra luce mi ha mancato o ne sono indegno. Darei un tesoro per trovarlo.

LEONORA
Dev’essere per strada chi l’ha saputo trovare e può godere di quello che contiene.

LUDOVICO
Carlos, l’hai preso tu?

CARLOS
Io? (A parte) Se l’ho preso, non mi ha mai dato nulla la mano di colei che mi passato il guanto.

LUDOVICO
Allora, mia bella Leonora, avete trasformato in una freccia di Cupido il vostro spillo?

LEONORA
(A parte) Oh, mio tesoro!

CARLOS
(A parte) Ah, mia sposa!

LEONORA
Cosa?

LUDOVICO
Mi ha trafitto ma non vuole farsi trovare ed è così che sono solite comportarsi le frecce di Amore bendato.

LEONORA
C’è Carlos lì con voi?

LUDOVICO
Esattamente.

LEONORA
Avete sbagliato a rivelargli i segreti del vostro cuore.

LUDOVICO
Siamo due corpi e un’anima, noi due.

CARLOS
(A parte) Questo no, perché se così fosse sapresti che ti inganno se nella mia anima, oltre che per lei, ci fosse posto anche per te.

LEONORA
Carlos, perché il conte è tanto triste?

CARLOS
Per quella persona, che voi conoscete, di cui è innamorato e alla quale comincia a dichiararsi. (A parte) Ahi, povero me! A tanto arriva la sua libertà! È così estrema che temo qualche disgrazia.

LEONORA
(A parte) Davvero? È così cieco?

CARLOS
(A parte) Dal momento che già si è dichiarato, non lascerà nulla intentato; — è risoluto il Conte e lo sono anch’io.

LUDOVICO
Oh, come le stai parlando bene. Continua.

LEONORA
(A parte) Cosa dovremmo fare?

CARLOS
(A parte) Tagliare il problema alla radice, perché chi lo fa per primo diminuisce molto i danni; che seppur non sia leale, la tua grazia sarà un vantaggio.

LEONORA
Quando è successo?

LUDOVICO
Adesso, proprio adesso stavo organizzando un torneo.

LEONORA
Arrivederci.

LUDOVICO
Cosa?

LEONORA
Vedo gente.

LUDOVICO
Arrivederci.

CARLOS
Arrivederci, mia signora.

Esce Leonora.

LUDOVICO
Carlos, ti sono debitore. Come posso ricompensarti?

CARLOS
Ho fatto tutto di mia iniziativa, come potevo. Quindi, conte e amico, non dovete ringraziarmi.

LUDOVICO
Dici bene, di tua iniziativa. Ma dato che l’hai fatto per me, spero di poterti ricompensarti come meriti.

CARLOS
Arrivederci conte, vado via; se pensate a qualcos’altro da comandarmi ricordate che sono al vostro servizio.

LUDOVICO
Sono tuo amico. Esce Carlos Questo fuoco che mi fa ardere mi innalza sempre più in alto, speriamo non sia avaro quando infine decida di premiarmi. Oh, bei veli! Oh, lutto, livrea della mia gioia! Quando potrò vedere i frutti di questa mia speranza? Quando toglierete gli abiti tristi? Per il mio bene li avete indossati e per il mio bene dovreste toglierli. Celebrate le seconde nozze; per sei anni siete stata crudele, sei anni sono ormai passati da quando la terra ha ricoperto colui con cui furono le prime. Ricordate che un conte e un’anima fatta a pezzi dall’amore, rinchiusa in una ferrea prigionia dalla paura che la intimorisce, vi aspettano. Che se merito la vostra mano, offro la mia anima a voi e al cielo sovrano.

Entrano il duca Arnaldo e Lucino ed Eraclio, ambasciatori di Francia.

ARNALDO
Signori, infine, questa è la mia decisione: riferite questo al vostro re, come ultima risposta alle sue lettere.

LUCINO
Vostra Eccellenza, come principe mostrate il grande valore della vostra persona e del vostro cuore.

ARNALDO
Leonora è mia sorella, come me figlia legittima del defunto Otón, mio padre, Cesare del grande impero e re di Roma. Io l’ho concessa in moglie al famoso Duca di Cleves, mio parente; e se è rimasta vedova e senza figli non vedo la ragione per cui succedendo un altro re al ducato ciò che le spetta le venga tolto, servendole per mantenere la propria casa e onorare la memoria del defunto.

ERACLIO
Il re di Francia, nostro signore, ritiene che queste ventimila doble che lei riceve non siano per testamento del marito e che a lui spettano di diritto, per averne ereditato lo stato, pur essendo questo vitalizio inutile.

ARNALDO
Al re dovrebbero bastare le rendite e i tesori del suo antico regno, di cui già gode, e di Cleves il mero titolo di duca. Se non gli va bene così, che inizi pure una guerra, che venga con il suo esercito, come altre volte, contro la casata di Borgogna, che sapremo ben resistere alla sua arroganza.

LUCINO
Con questa parole, eccelso duca, ripartiamo: baciamo i vostri piedi.

ARNALDO
Arrivederci.

Escono gli ambasciatori.

LUDOVICO
Con che durezza il francese osa sfidarti!

ARNALDO
Il profitto è gran cosa: ma, un giorno, sarà mio prigioniero.

LUDOVICO
Mio signore, conoscendone la forza, marcerà con tutto il suo esercito su Cleves per mettere timore a tutti gli abitanti. E se per caso prendesse possesso dello stato, e vi ponesse i gigli della sua bandiera, io ti suggerisco di rendere pubblico che non paghi o muoia. Ancora di più se, posti truppe o presidi a sufficienza, riscuoterà tutte le rendite e i tributi come se gli spettassero di diritto, giustamente o no.

ARNALDO
Per questo, Conte, bisognerà trovare un mezzo opportuno che ne impedisca ogni tentativo.

LUDOVICO
Metti la difesa lì in mezzo, dove sta il pericolo. Manda un cavaliere, saggio in pace e coraggioso in guerra, con un esercito ben formato, a difendere il confine dello stato dal guerriero francese. Che se quest’ultimo avanza, gli si impedisca di metter piede nello stato e vedrai come non farà alcun oltraggio e porrà fine al suo assedio.

ARNALDO
Questo è vero, Ludovico; ma non sono abbastanza ricco per poter difendere la mia terra se la guerra che dichiaro dovesse durare molto; sai bene che dall’ultima sono rimasto in povertà.

LUDOVICO
È questo che ti preoccupa?

ARNALDO
Pur avessi denaro in abbondanza mi mancherebbe un uomo di fiducia.

LUDOVICO
Aspetta. Facciamo così: concedimi Leonora in sposa e dammi in dote Cleves e io farò guerra al francese rapidamente; e sarebbe giusto che me la concedessi anche quando te l’avessi chiesta senza nessun interesse.

ARNALDO
Beh, se era giusto senza interessi, così lo è ancor di più. Allora sì, te la prometto in moglie e ti accetto come cognato, affinché quando tornerai vincitore con più grande gloria si celebrino le nozze. Pero ti avverto che dev’essere condizione dell’accordo che nessuno sappia fino ad allora che te la concedo in sposa.

LUDOVICO
Sono contento così e posso andare a cercare dieci capitani, i più forti e galantuomini.

ARNALDO
Sono soddisfatto; sceglili e lavora. Che un piffero e un tamburo rendano pubbliche le nostre intenzioni.

LUDOVICO
Soltanto uno? Che siano cento e raddoppia la ricompensa e il vantaggio.

ARNALDO
Dispiega le bandiere e per loro metti a servizio le mie armi, e con le mie le tue, come d’accordo.

LUDOVICO
Bacio i tuoi piedi.

ARNALDO
Così sia.

LUDOVICO
Potrò metterci il mio stemma?

ARNALDO
Qual è?

LUDOVICO
Amore bambino con un leone ai suoi piedi.

ARNALDO
Metti te stesso vincitore con un francese ai piedi, che è uno stemma più propizio.

LUDOVICO
Bacio i tuoi piedi, Eccellenza.

Esce.

ARNALDO
Arrivederci. Notevole la violenza perpetrata dal re! Ma il cielo mi ha concesso di resistere alla sua pazzia. C’è chi dice che l’amore non da soddisfazioni sulla terra, ma solo pena e dolore; io, però, non avrei potuto dichiarare questa guerra se l’amore non mi avesse concesso il suo favore; così il Conte, innamorato di mia sorella, mi ha garantito truppe e un capitano glorioso e per mia sorella uno sposo, ricco, nobile e con titoli.

Entra la duchessa.

CASSANDRA
Questo gli dirò, se per me vuole farlo.

ARNALDO
La duchessa, mia moglie, penserà che voglia partire se viene a trovarmi. Dove andate di bello mia signora?

CASSANDRA
Vengo soltanto a chiedervi che al prossimo torneo compiate il desiderio di vostra sorella Leonora.

ARNALDO
Pensavo che già si fosse diffusa la notizia della guerra che ho dichiarato contro Cleves.

CASSANDRA
Vi supplico che mi si strazia il cuore. Non ha più importanza la sciocchezza del torneo che vi chiedevo. Andrete in guerra, mio signore?

ARNALDO
No, amore, il vostro affetto non soffrirà la mia mancanza nemmeno per un giorno.

CASSANDRA
Non prendetevi gioco di me.

ARNALDO
Non lo faccio.

CASSANDRA
Non andrete, lo giurate?

ARNALDO
Come potrei?

CASSANDRA
Di cosa avete paura?

ARNALDO
Della sofferenza, oltre alla paura di morire in un regno straniero. Perché se la vostra figura mancasse a questi occhi morirei di solitudine.

CASSANDRA
Duca, ditemi la verità e non causiamoci danno a vicenda: che se mi ingannate e ve ne andate, mi ucciderò con le mie stesse mani quando sarete partito.

ARNALDO
Che possa morire per primo, mio tesoro, se vi offro una tale occasione.

CASSANDRA
Mi avete davvero stravolto; che pena mi avete procurato e, in verità, potete leggermelo negli occhi.

ARNALDO
Che mi aiuti il loro cielo, perché il sole è eclissato. Non parto e voi piangete?

CASSANDRA
Affinché mi diciate la verità, che se vi vedessi partire non dovreste temere le lacrime ed i sospiri ma la mia stessa morte.

ARNALDO
Beh sappiate, mio tesoro, che Ludovico oggi ha trasformato le lance del torneo allegro e ricco, in forti strumenti di guerra; gli scherzi in verità e dispiegando all’aria i suoi vessilli e concedendo alla fama il suo onore, guida un grande esercito verso le sponde del Reno.

CASSANDRA
Sono tornata in me, abbracciatemi, mio bene.

ARNALDO
Chi perde il senno è destinato a tormento, assenza e dimenticanza. Tenete stretto il mio dono e arrivederci. Che adesso il generale di cui parlavo avrà bisogno di me.

CASSANDRA
Arrivederci.

ARNALDO
Arrivederci, mia signora.

Esce il duca.

CASSANDRA
Oh, dolore che si equipara alla gioia! Oh, se non fosse colui che mi toglie la vita, ma chi, invece, un’altra me ne regala! Ah, se questo abbraccio bastasse come eterno addio! Oh, se andasse in guerra e mai più tornasse questa odiosa presenza, che così la mia battaglia d’amore troverebbe pace e gloria. Oh, se Carlos mi permettesse di godere, per il mio piacere, della sua bellezza, bene prezioso dei miei pensieri e caro regalo della mia anima! Ma, in ogni caso, Amore vuole che si trovi il rimedio a questa ferita, per cui rischio la vita e non temo la morte.

Entra Carlos.

CARLOS
Camilla mi ha detto che desideravate vedermi, vostra eccellenza.

CASSANDRA
(A parte) Oh, paradiso e inferno! Fuoco e ghiaccio! Indifferenza! Oh, uguaglianza diseguale! Ah, bene di ogni mio male! Ah, male di ogni mio bene! —Carlos…

CARLOS
Mia signora…

CASSANDRA
Sei ancora dell’idea di non concedere mai il tuo cuore a nessuna dama? Che ne per scelta, né per casualità sei mai stato obbligato ad amare? È inumano che tu viva così, come una pietra, senza sentimenti. Mostra di conoscere l’amore: ama, adora una donna e ti prometto che te la concederò e ti permetterò di godere dei suoi favori.

CARLOS
Mia signora, vi ho già detto che per paura di un rifiuto, mi tiro indietro e mi trattengo; perché so qual è la mia condizione e se amassi qualcuna ma lei con superbia mi disprezzasse perderei per il dispiacere il senno e la mia stessa vita.

CASSANDRA
(A parte) Com’è tenace la mia lingua, quand’è tempo di parlare! —Carlos, tu mi prendi in giro, è certo; che se vuoi esserle fedele, una dama di grande nobiltà mi ha rivelato la sua passione. Che se ti decidi ad amarla, penso si riterrà molto fortunata di poter essere amata da te con ugual desiderio e so che vuole renderti il suo unico signore.

CARLOS
È possibile che esista una donna tanto sfortunata? Che sia così cieca?

CASSANDRA
(A parte) Costui mi resiste e per la sua umiltà non capisce che è la duchessa stessa a pregarlo; dovrò dunque togliermi la maschera.

CARLOS
(A parte) Se adesso si dichiara, arriva la mia fine.

CASSANDRA
Carlos, se la tua buona stella e gli alti e favorevoli Cieli volessero innalzare la tua condizione e porti in una più alta posizione a tal punto che la dama che ti ama fossi io, cosa faresti?

CARLOS
(A parte) Oh, il freddo si impossessa di me, si espande e raggela le mie vene! —Mia signora, se i Cieli mi avessero concesso la fortuna di unire al favore, protezione e zelo del duca mio signore anche la vostra grazia, sarei l’uomo più fortunato su questa terra; e questa è la ricompensa e la dimostrazione d’affetto che con la mia lealtà mi sono procurato, come si addice a colui che più deve a entrambi; a tal punto che metterei al vostro servizio la mia stessa vita, con chiara intenzione che al duca siate fedele con la dovuta castità e straordinario amore, perché anche un principe, più ricco di Creso e Mida, più famoso di Alessandro Magno, più bello di Adone e più forte di Marte, non macchiasse il suo onore e il vostro petto; ancora di più un uomo umile, vile come me, a cui il duca ha concesso tutto ciò che possiedo, sin da quando ero un bambino, sollevato tra le sue braccia, come edera. Non ho mai guardato ciò che gli appartiene se non con gli occhi, i pensieri e lo zelo di un domestico buono e fedele; detto questo, cosa ordinate? Che me ne vado.

CASSANDRA
Cosa? Aspetta.

CARLOS
Perché?

CASSANDRA
Dimmi, infame, pazzo, da cosa hai dedotto che ti amo, che osi a tal punto disprezzarmi? Pensi che è per questo che ti ho chiamato? Ah, che rabbia feroce mi provoco, ti disprezzo e ti rifiuto. Basta che pensi che lo amai e che provi per lui dei sentimenti. Basta che pensi di essere così bello e attraente che persino gli uccelli che volano per aria si innamorano di lui e che io mi arrenda alla sua figura elegante, alla sua grazia e garbo. Ma, adesso, ti avverto e puntualizzo che ti ho preso in giro e ho parlato con noncuranza e che amo soltanto il duca e non amerò mai nessun altro. È stato tutto uno scherzo per provarti che il duca, mio marito, è l’unico che ha posto nel mio cuore, che gli spetta di diritto.

CARLOS
Ecco, vi credo, è stata solo una presa in giro e, lo giuro sulla mia vita, davvero ben riuscita: che spesso anche gli uomini più giusti sono vittime dei vostri scherzi.

CASSANDRA
(A parte) Sta zitto, maledetto, basta così.

Esce.

CARLOS
Basta così, che il tempo prima o poi ti punirà. Può mai esistere una tale sfortuna? Oh Cielo, perché mi tratti come un estraneo? Ahi, come pesa ad una donna disonesta il disprezzo e una chiara delusione! Sono spacciato perché tutte le donne tramutano l’amore in odio alla leggera. Che posso fare se è necessario che, forte come un alloro , resista al suo furore? E cosa dirò se riversa il suo veleno e mi inimica il Duca? Cosa farò se si decide a condannarmi a morte o mi punisce con l’esilio o mi priva della vista di colei che per sei anni ho amato? Oh, cieca confusione dei miei sentimenti!

Entra Prudencio, segretario del duca

PRUDENCIO
Carlos, il tuo amico conte ti aspetta nella sala della guardia tedesca.

CARLOS
Ludovico mi aspetta? Beh, digli che arrivo.

PRUDENCIO
Va’, veloce, che è molto importante. Nella stessa sala ci sono anche i capitani scelti e i soldati coraggiosi pronti per la guerra contro la Francia.

CARLOS
Stanno già programmando la spedizione?

PRUDENCIO
Tutta la città è stravolta dalla notizia, tanto che persino i più anziani tornano a impugnare la spada. Le stanze si riempiono di piume, armi e sfarzi; si lucidano lance, frecce, clavi, cannoni d’artiglieria e fucili, si comprano polvere da sparo e proiettili. Non l’hai sentito?

CARLOS
(A parte) Cosa dirà mia moglie?

PRUDENCIO
Cosa dici? Sei in te?

CARLOS
Perdonami, mi sono distratto con i miei pensieri. Arrivederci.

PRUDENCIO
Vai, arrivederci.

CARLOS
(A parte) Ah, sfortunata Leonora, la tua felicità è giunta al termine, ahimè!

PRUDENCIO
Che dici?

CARLOS
Che giunge al termine il nostro riposo.

Esce.

PRUDENCIO
Che strano! Dio non voglia che il Duca gli abbia ordinato di prender parte a questa spedizione. Perché tanta malinconia è di certo segno di un’imminente assenza. Anche se nessuno sa, nonostante tanti elogi alla sua figura, se abbia una dama con cui intrattenersi o un amico che custodisca il suo segreto.

Entrano Camilla e il duca.

ARNALDO
Cosa sono questi singhiozzi? La duchessa rinchiusa nelle sue stanze e tanti sospiri? Che pazzia è mai questa?

CAMILLA
Se conoscete il triste stato d’animo che le affligge il cuore perché ve ne meravigliate?

ARNALDO
Apri la porta o lo farò io, a calci. Non vedete che colei che sospira è il mio stesso respiro e colei che piange il mio stesso sangue?

Entra la duchessa.

CASSANDRA
Duca, perché tanta ira?

ARNALDO
Ah! Non avete misura, mia signora. Scombussolate il palazzo con le vostre grida e adesso arrivate da me così calma?

CASSANDRA
Beh, si racconta di più grandi esagerazioni per i capricci delle donne.

ARNALDO
Se sono capricci chiedete pure, anche fossero i più strani e particolari.

CASSANDRA
Non sono capricci, mio amato duca.

ARNALDO
Andate via tutti. Sicuramente, vita mia, è avervi procurato dispiaceri. Girate verso di me il vostro bel viso coperto di lacrime e se per caso vi avessi fatto arrabbiare, vendicatevi presto.

Escono Camilla e Prudencio. Cassandra si getta tra le braccia del duca.

CASSANDRA
Non sono cose di poca importanza né passeggere quelle che mi provocano questo dolore.

ARNALDO
Né io sarò avaro di rimedi. Guardatemi, sono quasi impazzito. Volete forse che pianga insieme a voi?

CASSANDRA
Non vi pesi che stia tardando tanto a dirvelo, non vorreste saperlo e in verità sarebbe meglio così.

ARNALDO
Ma come, vita mia? Permettete che io muoia? Non condivido sempre le vostre gioie? Che condivida anche la pena e in tanti anni di piacere uno solo di dolore. Avete segreti con me, mia signora?

CASSANDRA
Sono così tanto vergognata e addolorata…

ARNALDO
Se è per me, se sono io che vi addoloro, lo accetterò. Su, mia Cassandra!

CASSANDRA
Che castigo riservate a chi attenta al vostro onore?

ARNALDO
Quello che si riserva ai falsi amici.

CASSANDRA
E se si trattasse, per caso, di un uomo, cresciuto fin da bambino con la vostra benevolenza, a tal punto da causare agli altri invidia?

ARNALDO
In questo caso un castigo più duro, perché peggiore è la colpa. Ma ditemi, come ha potuto offendermi tanto un uomo che reputo un figlio? Per caso, Carlos, a cui io ho concesso tutto quello che ha, ha pensato di assassinarmi?

CASSANDRA
Un delitto ancora più grave…innamorato di vostra moglie, la corteggia senza vergogna.

ARNALDO
Il mio Carlos?

CASSANDRA
Proprio lui.

ARNALDO
Ah, per amor del Cielo! Entrate, dentro.

CASSANDRA
Vedete perché giustamente mi negavo a darvi questo dispiacere.

ARNALDO
Lasciatemi stare.

CASSANDRA
Voi siete saggio e prudente.

ARNALDO
Ma com’è possibile che proprio lui vi corteggi?

CASSANDRA
E c’è di più, mi implorava che lo amassi a mia volta pregandomi con ardenti lacrime; però il mio rifiuto, com’è giusto, l’ha fermato. Per questo vi prego di vendicare il mio onore, accusandolo per la sua insolenza. E se per caso, caparbio e cieco al vedere ormai scoperto il proprio inganno, volesse darmi la colpa per discolparsi, non credetegli, perché cerca soltanto di farvi del male e ci riuscirà se rimane vivo.

ARNALDO
È abbastanza la vostra virtuosa delusione. Arrivederci.

CASSANDRA
Arrivederci.

Esce.

ARNALDO
Come poter immaginare un tale comportamento dal più leale, da chi la fortuna ha posto così in alto? Devo dar credito alla collera o aspettare ragionevolmente una prova, se non reputo già questo un patente indizio? Posso credere che un giovane tanto onorato e virtuoso osi attentare così al mio onore con un’inaspettata novità? È possibile che un giovane tanto generoso, che deve tutto alla mia benevolenza e protezione, saggio, giudizioso, umile e ingegnoso cambi in questo modo le sue abitudini? Non può essere; ma aspetto di saperlo, che di fronte alle difficoltà si trova sempre rimedio. Segretario!

Entra Prudencio.

PRUDENCIO
Mio signore…

ARNALDO
Di a Carlos, il mio domestico, sottolineando la mia rabbia, che si ritiri nella propria stanza e che per oggi non stia al mio servizio né si faccia vedere, fino a nuovo ordine.

PRUDENCIO
Sarà fatto.

ARNALDO
Farò sì che con questa trovata mi si riveli la verità, una volte per tutte. Chiamate le guardie! È la mia opinione che importa.

Entrano due alabardieri.

PRIMO ALABARDIERE
Cosa comandate, signore?

ARNALDO
Che vi mettiate alle porte del palazzo. Oggi, per nessuna ragione, Carlos dovrà uscire da qui.

SECONDO ALABARDIERE
Se ci provasse gli lancerei questa picca in mezzo al petto.

ARNALDO
Ascoltami, Orazio, che si mantenga discrezione.

PRIMO ALBARDIERE
Ai vostri ordini.

Escono.

ARNALDO
Dissimulate e non lasciatelo passare. Con questa trovata voglio capire se tutto ciò è vero o la duchessa mente ed io offendo la lealtà del cuore. Perché non c’è dubbio che Carlos, sapendo della mia ira e che ho scoperto la sua malvagità, proverebbe a scappare se fosse veramente colpevole. E tal fuga sarebbe una prova evidente della sua malvagità. Se invece è innocente, di quale difesa avrebbe bisogno per la colpa che non ha, essendo io come un padre per lui, essendo il suo rifugio? Non c’è dubbio che verrebbe da me a condannare chi di tali colpe lo accusa… Ma ecco, arriva Prudencio. Oh, potessi liberarmi di questa mia pena!

Entra Prudencio.

PRUDENCIO
Come mi avete ordinato ho riferito al domestico di rimanere nella sua stanza fino a nuovo ordine; mi ha ascoltato appena e ridendo mi ha detto “Come segretario? Com’è possibile che il duca, mio signore, ordini questo? Oh, futili speranze della corte, guardate come finisce la benevolenza! Però, Prudencio amico mio, se sai il perché della mia sventura, dimmelo ti prego, per l’affetto che si deve alla nostra amicizia e per l’infanzia trascorsa insieme, che non so con che azioni o parole posso avere offeso il duca, mio signore”. E allora, con l’espressione più severa, gli ho risposto “Carlos, stai attento, che sono affari della duchessa”. E lui, ridendo ancora, mi ha detto “Caschi il mondo, verrò al cospetto del duca, mio signore”. E mentre pensavo che sarebbe scappato, mi ha seguito e adesso sta nell’anticamera, aspettando il vostro ordine per entrare.

ARNALDO
Digli di entrare.

PRUDENCIO
Arriva.

ARNALDO
Oh santo cielo, che cosa succede? È possibile che se veramente mi avesse offeso, potendo scappare, verrebbe qui a parlarmi?Che strana circostanza!

Entra Carlos e si inginocchia.

CARLOS
Sono qui, al tuo cospetto, mio eccellente signore; se ti ho offeso, ordina pure di decapitarmi, distruggendo il prodotto delle tue stesse mani, perché è uguale all’ordinare di non farmi vedere, anche se per breve tempo.

ARNALDO
Carlos, Carlos! Mi merito tutto questo dopo averti cresciuto sin da bambino, dopo tutto il bene che sai che ti ho fatto? Che ingratamente, prendendoti gioco di mia moglie, mi trasformi in un miserabile e insieme a me l’intera mia discendenza? Se avessi voluto punirti per la colpa commessa, saresti già morto. E ti spetterà un castigo uguale per cotanta malvagità, se è vero che ne sei colpevole. Però in realtà, Carlos, dubito che sia come mi hanno raccontato.

CARLOS
Ti ringrazio, mio signore, per la grazia che mi hai concesso, non lasciandoti trasportare dalla rabbia senza prima conoscere la verità; e io, dal canto mio, sono pronto a affrontare con le armi in mano il bugiardo che ti ha raccontato una tale falsità sul mio conto.

ARNALDO
Chi ti accusa non ne possiede; l’unica arma con cui ti offende è l’onestà, chiara e palese. È mia moglie stessa che chiede vendetta per il tuo folle comportamento, perché hai osato corteggiarla e questo me l’hanno confermato i suoi teneri singhiozzi.

CARLOS
Illustrissimo signore, in effetti può dirlo solo la duchessa perché, ed è prova della mia innocenza, nessun altro potrebbe accusarmi di avermi visto parlare di nascosto con lei, frequentare le sue stanze o rivolgermi alle sue domestiche; e se una tale passione mi avesse travolto, ne sarebbe testimonianza la mia follia: perché nessun amore rimane a lungo segreto, né ci sono paure o discrezioni che lo vincano. Ti chiedo, mio signore, di credere soltanto a due cose dette da questa tua umile creatura: la prima, che sono tanto fedele e schiavo della tua grandezza sin da bambino e che ti servo così sinceramente che, se anche la duchessa mia signora fosse la donna più bella del mondo, il suo amore non potrebbe mai superare la lealtà che devo al tuo cuore; e la seconda, che se lei fosse la sposa di qualcun altro e non la tua e ai miei occhi tanto onesta, severa e virtuosa, ci penserei su prima di amarla, dal momento che potrei amarne altre, che sarebbero con me più felici. E infine…

ARNALDO
Basta, non dire più nulla; credo a quello che dici, ed è prova della tua virtù, come pensavo. Adesso vai Carlos e servimi come sei solito, senza mancare alla mia tavola o nelle mie stanze. Ma bada che sia vero ciò che dici, perché se non lo è sai già che la tua vita è nelle mie mani.

CARLOS
Mio signore, bacio le tue mani per la grazia che mi concedi; e ti dico che offro umilmente la mia testa al boia, quando si provasse il contrario.

ARNALDO
Prudencio!

PRUDENCIO
Cosa comandate?

ARNALDO
Discrezione.

PRUDENCIO
Custodirò il segreto nel mio cuore, lo prometto.

Escono.

II giornata

Entrano Prudencio e Feliciano.

FELICIANO
Prudencio, ho colto l’occasione dell’allontanamento di Ludovico, il miglior pretendente sulla faccia della terra che è partito adesso in guerra, per rivelare finalmente a Leonora quanto il mio cuore la adora.

PRUDENCIO
Hai osato molto; le dame dicono che ancora piange il marito defunto.

FELICIANO
Non farmi ridere. Ti dico che la sua castità non è quella di Elisa; che non si immagina brutta e l’età passa di corsa.

PRUDENCIO
Non mancherà un Virgilio a diffamarla.

FELICIANO
Sarà per darne opportunità alla reputazione.

PRUDENCIO
L’aveva data Didone?

FELICIANO
Questa donna appartiene al passato. L’età dell’oro quando le querce regalavano miele e i prati smeraldi, la rugiada perle raffinate e il bestiame fili d’argento, è volata via. Adesso è tutto diverso, adesso alla gente interessa soltanto il proprio piacere e giovamento: Leonora è giovane e sospetto che mentre piange uno, apprezza qualcun altro.

PRUDENCIO
E gli abiti neri che indossa perdono onestà, insieme ai suoi pensieri?

FELICIANO
Ascoltami, ricordati le mie parole: non c’è gramaglia nera che non celi languide speranze.

PRUDENCIO
Mi fai quasi ridere. Ti dico che i veli, visti allo specchio, danno cattivi consigli e di questo male soffrono in poche. Tu, infine, vuoi saperlo?

FELICIANO
Approfittando dell’assenza di Ludovico comincio a farle la corte.

PRUDENCIO
E chi te lo permette?

FELICIANO
L’essere uomo e lei donna.

PRUDENCIO
E osi comunque pur essendo la sorella del Duca e, come se non bastasse, un tempo Duchessa di Cleves?

FELICIANO
Il tempo permette molto di più; sono un povero cavaliere, ma se a corte godo di così tanta credibilità ho grandi speranze.

PRUDENCIO
Le hai parlato?

FELICIANO
Sì.

PRUDENCIO
Quando?

FELICIANO
Oggi.

PRUDENCIO
E ti ha risposto sprezzante?

FELICIANO
Non si è mai vista su un albero rosa più rossa che il suo volto per la bella vergogna. Tra i veli sereni e pieni di rispetto mi è sembrata come un geranio reciso che ricade su bianchi gigli. E infine, la servo con così tanta costanza che il colore nero del lutto si trasforma in quello della mia speranza.

PRUDENCIO
Se ne aspetti il misero frutto, chiamala pure morte o volubilità. Ma dimmi, il conte, suo amante, ha così tante possibilità da esserne tanto geloso?

FELICIANO
Temevo che per colpa sua fosse dura come un diamante ai miei lamenti; come sai, Ludovico è ricco e se lo volesse avrebbe buone possibilità di sposarla.

PRUDENCIO
E vuole?

FELICIANO
Per questo tentativo sono disposto a morire.

Entrano il duca e la duchessa.

ARNALDO
Vi sbagliate in tutto e chiaramente si è trattato di un malinteso.

CASSANDRA
E grosso anche! Vedete se la mia buona fede dev’essere così mal ripagata.

ARNALDO
Feliciano, è già partito il conte?

FELICIANO
Proprio adesso, vestito del colore della speranza che l’ha spinto a questa impresa, tanto valoroso e audace. Vestito di bianco e di verde, con un vistoso pennacchio è partito, coraggioso e aitante, su un cavallo sauro e con un gran seguito di cavalieri e paggi. Tutta l’armata vestiva livree verdi, il colore da lui desiderato; molte picche e alabarde lo circondano. Tutti, guardandolo, l’ammirano e sospirano per il suo ritorno; le dame di bell’aspetto lo salutano e lo benedicono per le strade e dalle finestre. E a tutta la Corte è pesato che [la principessa] non sia venuta a salutarlo, benedicendone l’impresa.

ARNALDO
Non l’ha fatto perché non stava bene. Aspettami fuori, che devo parlarti.

FELICIANO
Sempre vi obbedisco.

Esce.

CASSANDRA
Chi può credere abbiate dato così facilmente la vostra approvazione a fatti così gravi? Duca, è possibile che permettiate tanto a Carlos che le sue bugie si trasformano in verità e che nonostante tanta malvagità gli concediate il vostro perdono? O mento o voi amate più Carlos che la vostra reputazione.

ARNALDO
Voi non mentite, ne potreste, ma Carlos non mi disonora; e mi fate un grande affronto dato che, secondo quello che lui mi ha raccontato, vi sbagliate e da una qualche sciocchezza avete dedotto che fosse così tanto innamorato.

CASSANDRA
Ah, sarebbe giusto che questo traditore, a cui tanto bene volete, vi desse di nascosto del veleno perché crediate meglio alla sua lingua di vipera crudele. Com’è possibile…?

ARNALDO
Non arrabbiatevi e vi prometto che se si provasse il contrario farei ciò che è giusto e sareste vendicata. Ha dimostrato la sua innocenza a parole e non c’è nessuna prova evidente del contrario. Potreste sbagliarvi sulla passione e per la vostra onestà mal interpretare la sua innocenza e umiltà; se si rivelasse vero il contrario non fuggirebbe sui suoi piedi, che già a tutte le porte son pronte delle guardie con ordini stabiliti.

CASSANDRA
Alleluya, che è innocente! Che rimangano pure aperte, mio signore. Che in verità, considerando la vostra bontà è ancora più grande la sua cattiveria.

ARNALDO
Se tal cosa credessi, vi garantirei la mia vendetta.

CASSANDRA
E allora ditemi, com’è possibile che un giovane uomo che sta sempre tra dame e festeggiamenti non abbia alcun desiderio e anzi sia sempre di cattivo umore e triste? Un uomo, nel fiore degli anni, che non è innamorato di nessuna?

ARNALDO
E che ne sapete voi? Potrebbe benissimo amare ma con passione segreta.

CASSANDRA
Non si vede in lui nessun segno e nessuno sa se ammiri o corteggi qualche dama.

ARNALDO
Adesso siete inopportuna, duchessa, e crudele nei confronti di Carlos. È vero che non si sa se Carlos sia innamorato di qualcuna ed è vero che dove c’è amore non si può nascondere sotto chiave la confusione che provoca e che avrebbe dato qualche indizio se fosse stato innamorato, come lo danno tutti gli uomini e ancor di più un gentiluomo tanto assennato e favorito alla mia Corte.

CASSANDRA
E quale indizio più grande del suo amore per me, che un uomo nel fiore degli anni non abbia mai avuto una donna o amato nessuna? In verità, Duca, occupato a pensare a vostra moglie vive per alimentare le sue vane speranze. E ha pensato di forzarmi in questo modo, non volendo amare nessun’altra e non pretendendo nulla da nessuna che non fossi io. Che se così non fosse, amerebbe qualcun’altra.

ARNALDO
Con ragioni così forti, duchessa, mi convincete, addolorando i miei pensieri e la mia buona fede. Sembra essere vero e che non ami nessuna rende il delitto ancora più grande.

CASSANDRA
Mi fa piacere, mio signore. Eccellenza informatevi, dal momento che credete tanto alla sua buona reputazione e chiedetegli di chi è innamorato; che se lo è, saprete chi e com’è la dama e se davvero ne avesse una, prometto di obbligarmi a chiedere scusa per i fastidi che ho causato.

ARNALDO
Cosa può la vostra immaginazione, che è in grado di convincere anche me; che un giovane uomo della mia corte debba per forza corteggiare e amare un’altra bella dama, per non essere accusato di tentare di conquistare mia moglie. Ahi, onore, in che difficoltà metti un uomo discreto!

CASSANDRA
(A parte) Così spero di scoprire chi il crudele ama, per potermi vendicare, che senza dubbio per trattarmi con tanto disprezzo corteggia qualcun’altra.

ARNALDO
Scoprirò chi è che lo uccide d’amore, di gelosia o di disprezzo. Andate adesso e ordinate a Carlos di venire qui, che so che è lì; che Prudencio o qualche paggio lo chiamino.

CASSANDRA
Sarà fatto. (A parte) La pagherai Carlos, traditore! Ti priverò della vista di colei che ami.

Esce.

ARNALDO
Che rabbia pericolosa causa l’onore! In che parte del mondo, deserta o abitata, si cela la fiducia degli uomini, che su questa terra miserabile ormai tutto è tradimento, tutto è guerra? Dove sono la verità, la lealtà e l’amicizia? Saranno salite al Cielo, cacciate dalla terra dalla menzogna e dalla falsità. Non c’è più un domestico leale, l’amico diventa nemico, il più mansueto un tiranno, perché anche il miglior degli amici causa, per molto bene, molto danno. Ma come posso credere che un uomo che ho cresciuto e che ho reso quel che è corteggi mia moglie senza aver perso il senno? Eccolo che arriva.

Entra Carlos.

CARLOS
Eccellenza, hai bisogno di qualcosa?

ARNALDO
(A parte) Quale mostro, se non ho perduto il senno, può davvero essere colpevole comportandosi da gentiluomo? Quanta rabbia ho provato per aver creduto alle sue colpe! Soltanto guardandolo mi è passata e mi ha già mosso a compassione senza nemmeno ascoltarlo. O la sua presenza mi sottopone a qualche incantesimo o ne sono privo. Ha la prudenza di Giuseppe e il sangue di Abele, se torna per provare la sua innocenza. Ne sono certo e soddisfatto, ma conviene comunque che lo spaventi con la mia collera. — Alzati, amico, alzati; tutto questo è contro la mia volontà.

CARLOS
Sto bene così.

ARNALDO
Alzati, ho detto.

CARLOS
Perché mi tratti così?

ARNALDO
Carlos, amico mio, mia moglie continua a dirmi che sei mio nemico. Mi ha esposto motivazioni sufficienti e convincenti delle tue cattive intenzioni, che mi mettono in condizione di credere che tu menta. Dunque ti ordino, dico e ammonisco, ascolta bene sotto minaccia di un mio castigo, e come amico, Carlos caro, ti prego di rivelarmi se un amore ti consuma, dove, come e chi, se è straniera o della corte e per esteso cosa succede con lei; che, sapendo io chi ami, porrò fine alle chiacchiere sul mio onore. Fallo Carlos, che sai bene a cosa possono arrivare le donne; e se tu ami qualcuna, sono certo che la duchessa si sbaglia.

CARLOS
(A parte) Povero me! Morirò se il duca scopre questo mio amore segreto; ma sono comunque morto se lo nego, perché allora crederebbe veri i suoi sospetti. Oh, crudele! Sei soddisfatta?

ARNALDO
Non mi rispondi?

CARLOS
(A parte) Cosa aspetto? —Mio signore, ti rivelerò una cosa che pagherò con la morte: sì, amo, ho sempre amato e amerò fino all’ultimo dei miei giorni, fino a quando le mie membra reggeranno quest’anima e le daranno calore e respiro e penso che continuerò ad amare anche dopo la morte. Giuro sulla tua vita, che desidero sia lunga ed eterna, e sulla croce di questa spada stretta tra le mani, che amo una bellissima dama coraggiosa e di gran reputazione, che per lodarla mi mancano le parole. Però perdonami, ma non posso dirti come si chiama. Per grazia e bellezza non c’è creatura mortale che le sia eguale, a tal punto che il cielo stesso ne invidia la bellezza. Di lei soltanto sono innamorato; la mia anima desidera solo lei e solo lei dimora nel mio cuore, perché accanto a lei è brutta la duchessa, mia signora. Ti supplico umilmente di non obbligarmi a rivelarne il nome, che già quanto ho detto è prova che di ogni colpa sono innocente, perché entrambi abbiamo fatto giuramento sull’altare di non rivelare a nessuno del nostro amore.

ARNALDO
Sono soddisfatto, Carlos. Non c’è bisogno che lo riveli, perché credo a tutto ciò che hai detto.

CARLOS
In questo modo, mio signore, mi obblighi a essere molto più di un figlio per te. Marchiami il volto col ferro e dichiara a tutti così, con chiare lettere, che sono tuo schiavo.

ARNALDO
La tua virtù merita molto di più; dedicati ai tuoi compiti, che il Duca ti protegge. Vieni alla mia tavola, come sei solito e prendi questa catena, che consoli le tue pene .

Esce.

CARLOS
La tua grandezza è tale che tiene a bada le mie crudeli disgrazie. Fortunato mille e una volta chi ti serve, che infine è ricompensato: tutto il bene che mi hai offerto, essendo io un’inutile edera che con i tuoi rami hai reso più grande. Quanto vale un buon signore, un signore assennato e discreto! Se fosse stato un altro già avrebbe messo in atto una crudele e inclemente vendetta. Che possano tutti, conoscenti o estranei, servirti per mille anni; che con tanta discrezione mi hai fatto tornare in me e difeso i miei danni.

Entra Feliciano.

FELICIANO
Carlos, mentre eri qui a parlare col duca, io, al balcone, ho pensato di rivelare soltanto a te il mio nuovo dolore e preoccupazione. Sai già che Ludovico è pretendente di Leonora.

CARLOS
Sì, che c’è di nuovo allora?

FELICIANO
Sono innamorato perso di lei.

CARLOS
Dici sul serio?

FELICIANO
Certo! Sono più di dieci notti che vagabondo all’aria aperta per lei.

CARLOS
Sarà molto felice.

FELICIANO
E io pieno di speranze. Ho scritto questo per lei ma prima di leggerglielo vorrei che lo guardassi e correggessi, nonostante tu ti difenda dall’amore e lo vinca insieme al tempo. Che, in verità, sei discreto e saprai capirlo.

CARLOS
(A parte) Ci mancava soltanto questa, davvero! —Sono versi?

FELICIANO
Sì.

CARLOS
Dammi, fammi vedere. Ottave?

FELICIANO
No.

CARLOS
E cosa?

FELICIANO
Un sonetto.

CARLOS
leggendo
“Ora siete una leonessa, mia Leonora,
una serpe libica piena d’ardore e furia magna
ora il crudele toro di Spagna,
che beve alle sponde del Tago, dove dimora;
5
ora del sole la Circe che innamora,
un coccodrillo che piangendo inganna,
più debole e sottile della canna,
ora una sirena che cantando implora.
Non importa se leonessa, serpe, toro o fiera
10
Circe, coccodrillo crudele, canna o sirena,
io voglio, in vita, morte, dolore e gloria
regalarti la mia anima intera,
che preferisco per te soffrire gran tormento e pena,
che godere di un’altra compagnia consolatoria”

FELICIANO
Che ne dici? È da correggere?

CARLOS
Per prima cosa bisogna ringraziare. È così che dev’essere un sonetto, come deve cominciare e finire. Rispettare bene le forme di ciò di cui si parla, aprire con una chiave d’argento e chiudere con una d’oro. L’epilogo mi piace, una trovata retorica, perfettamente cavalleresco il tutto.

FELICIANO
E quel cifrato?

CARLOS
Perfetto.

FELICIANO
Non manca nulla quindi?

CARLOS
No.

FELICIANO
Sì, invece.

CARLOS
Non tacere allora. Che c’è ancora tempo per aggiustarlo.

FELICIANO
Devi darglielo.

CARLOS
Come?

FELICIANO
Daglielo tu.

CARLOS
Io?

FELICIANO
Non lo faresti per me? Se io fossi il suo domestico avrei parlato con Leonora, l’avrei fatto per te. Mostrale il sonetto.

CARLOS
Non arrabbiarti.

FELICIANO
Non devo arrabbiarmi?

CARLOS
Su avanti, dammelo.

FELICIANO
Tieni.

CARLOS
(A parte) Oh, che tempismo! Oh, Cielo! Oh, mio destino! Che persecuzione è mai questa!

FELICIANO
Dille che ti dia una risposta oggi, Carlos, perché se in tutto il giorno non arriva questo mio bene supremo, al calar della notte sarò morto.

CARLOS
(A parte) Anche io. —E se me la negasse?

FELICIANO
Non credo, che prova un po’ d’affetto per me.

CARLOS
(A parte) Menzogne.

FELICIANO
Hai ragione. Sta arrivando.

CARLOS
Chi?

FELICIANO
Lei, arriva.

CARLOS
Allora vai via, che voglio approfittare di quest’occasione.

FELICIANO
Che le dirai?

CARLOS
Del tuo amore per lei.

FELICIANO
Sei un vero amico.

Entra Leonora.

LEONORA
Dato che la mia lingua non può parlare per i troppi segreti, che i miei occhi ammirino e l’anima sia contenta. La forza e il pudore di questo segreto sono tali che mi obbligano a parlare con tutti e a tacere con colui che amo. Che ironia, vedere Carlos e non poter parlargli, essendo così nuovo per una donna parlare segretamente. Però, almeno, con queste condizioni, sono sei anni Carlos che ti amo e che mi ami. È questo l’unico modo in cui può durare, che se qualcuno mi avesse visto parlare con te o avesse saputo del nostro amore, già tutto sarebbe finito. Poiché se è buona l’intenzione il risultato è ancora migliore ed è la forza del segreto che preserva l’amore.

CARLOS
Controlla la porta mentre le parlo e se vedi che qualcuno vuole entrare fammi un segno. Che se ci vedesse qualcuno sarebbe un guaio.

FELICIANO
Fate si, o Cieli, che non arrivi o entri nessuno per un intero anno. Vai Carlos, parla con lei, che il cielo ti assista; io ti aspetterò qui invidioso che tu possa starle così vicino.

CARLOS
Signora, bacio i tuoi piedi .

LEONORA
Carlos, sei impazzito? Perché mi parli?

CARLOS
Non senza una ragione.

LEONORA
Dimmela allora.

CARLOS
Feliciano, innamorato di te, mi ha detto di consegnarti questo sonetto.

LEONORA
Già lo so, alzati.

CARLOS
Dammi la mano, come volessi farmi alzare.

LEONORA
Alzati.

FELICIANO
(A parte) L’ha preso.

CARLOS
Oh bellissima mano, in cui risiede la vita che mi uccide! Potessi baciarla!

FELICIANO
(A parte) Senza dubbio corrisponde il mio amore.

LEONORA
Ahi Carlos, ho paura!

CARLOS
Puoi parlare tranquilla, che questo sciocco sta controllando la porta per noi.

LEONORA
Che trovata!

CARLOS
È l’amore che l’ha pensata. Spostati un poco, che voglio darti il sonetto.

LEONORA
No, no, no, non lo voglio.

CARLOS
Vuoi uccidere un uomo con disprezzo e crudeltà! In nome di Dio, prendetelo, signora.

FELICIANO
(A parte) Oh, amore, che pesante indifferenza!

CARLOS
L’hai fatto benissimo! Adesso alzalo e prendilo, e dammi la mano un’altra volta.

LEONORA
Va bene, lo prendo per te. Non è così.

CARLOS
Voglio baciarti la mano.

FELICIANO
(A parte) Amore, abbiamo vinto! Puoi già issare le tue bandiere; la fiera ha accettato il mio sonetto ed è già più umana alle mie preghiere. Oh, Carlos, quanto ti sono debitore!

CARLOS
Quando ci vedremo?

LEONORA
Ti dirò cosa ho pensato facendo finta di leggere perché non oso parlare.

CARLOS
Allora apri il foglio e dimmi cosa devo fare.

FELICIANO
(A parte) Arriva il momento supremo dell’amore, sta leggendo finalmente!

Leonora fa finta di leggere il sonetto e dice

LEONORA
“Vediamoci stanotte, dev’essere alle otto. Salterai da dove sei solito, dall’edera del giardino, e ti metterai dietro un albero o tra le fontane di marmo sotto gli allori, la cui ombra ti coprirà; poi potrai salire quando sentirai abbaiare la mia cagnolina da guardia ed entrare nelle mie stanze quando le domestiche dormiranno”. Davvero un sonetto da gentiluomo!

CARLOS
Fa’ per lui ciò che ti dico.

FELICIANO
(A parte) Ha finito di leggere).

CARLOS
Ah, è un illustre poeta! E senza aver studiato si vanta di essere letterato!

LEONORA
Hai capito tutto?

CARLOS
Certo.

LEONORA
Allora vado.

CARLOS
Sì, vai. Fai finta di inciampare, mia signora, così che debba prenderti la mano.

LEONORA
Ahi!

Inciampa e gli da la mano.

CARLOS
Ti aiuto, mia signora.

LEONORA
Sono caduta, si è storto il tacco.

FELICIANO
(A parte) Oh Carlos, se fossi io! Come ti invidio!

LEONORA
Porta a termine la cosa con questo sciocco.

CARLOS
Gli dirò che risponderai?

LEONORA
Digli ciò che vuoi.

Esce.

FELICIANO
La tua lingua non ha prezzo; dammi la mano fortunata, che racchiude ogni mio bene.

CARLOS
L’ha fatto bene, talmente bene, che è incomparabile.

FELICIANO
Mi risponderà?

CARLOS
Certamente.

FELICIANO
Basta, non dire più nulla.

CARLOS
Perché?

FELICIANO
Stanno arrivando il duca e la duchessa.

CARLOS
Alza l’antiporta.

Escono.
Entrano il duca e la duchessa.

ARNALDO
Se non c’è cosa che possa farvi contenta ditemi di condannare a morte un innocente, che paghi con la vita per la vostra rabbia.

CASSANDRA
Che un uomo come voi, così discreto e prudente, si lasci ingannare da un giovanotto che vi prende in giro e mente in tutto ciò che dice!

ARNALDO
Mi meraviglio di vedervi così insistente; non vi ho detto forse che ama una dama?

CASSANDRA
Costui sarà come un coltello per il vostro onore. Non vedete che non dicendovi come si chiama finge di essere innamorato, per dovere, lodandone bellezza e fama? Fate sì che vi confessi i cattivi pensieri che ha su di me, con cui ha voluto disonorarvi, o ancora non dirà il mio nome se torturato? Non sono tutti indizi più che chiari? Perché non dovrebbe rivelarvi il nome della dama se non avesse paura di dire il mio?

ARNALDO
(A parte) Chi non potrebbe meravigliarsi per tanta durezza? O è la pura verità o la duchessa odia la vita di quest’uomo; o Carlos mi dirà chiaramente il nome di questa dama o sarà certo che la sua impresa oltraggiosa è attentare al mio onore. Perché dovrebbe tenermi nascosto il nome di una donna se non fosse la mia? È come se fosse morto per me. Ci sarà un motivo se Cassandra si ostina e lui, se non ci fosse un motivo, non dovrebbe aver paura di rivelarmi il nome della sua amata dama. —Restate qui, che se il caso vi è favorevole e non mi rivela tutta la verità, vendicherò il mio onore e la vostra reputazione.

Esce il Duca.

CASSANDRA
Senza dubbio va ad ucciderlo o almeno a fargli del male, distrutto dalla collera. Sarò molto contenta di sapere il nome della dama di cui è innamorato così da potermi vendicare alla giusta occasione. Di certo gli rivelerà un nome adesso, per paura della morte, e io potrò vendicarmi, che sia una donna umile o una nobile signora. Mi hai rifiutato? Non pensare che le cose finiscano qui, armerò il mondo interò contro di te. Non conosci abbastanza bene di cosa è capace il cuore di una donna, gelosa e arrabbiata, che da bravo onesto hai rifiutato. Datemi pure della scriteriata, che se non beve il sangue del nemico non si riterrà vendicata. Voglio che il duca, che gli è così amico, lo privi della sua benevolenza e non mi mancheranno false testimonianze. Ma di chi potrei fidarmi? Chi meglio di Feliciano può essere adatto a questo scopo? Farò in modo che ne parlino così male al duca che come ha saputo volergli così bene lo detesti, e anzi, che dopo tanto amore, ecceda nell’odio. Che buon auspicio incontrare proprio adesso Feliciano. Salve, Feliciano!

Entra Feliciano.

FELICIANO
C’è qualcosa in cui posso servirvi?

CASSANDRA
Arrivi giusto in tempo per aiutarmi; se lo farai ti darò una ricompensa che altrimenti aneleresti invano.

FELICIANO
Mi conoscete ormai, signora Cassandra, e sapete che obbedirvi è mio desiderio per l’affetto che oltrepassa la mia anima.

CASSANDRA
La profonda volontà che vedo in te sarà premiata dai miei gesti e dal mio favore perché tu possa godere della dama che ami; che nessuno meglio di me potrà convincere il duca a darti in sposa la sua bellissima sorella.

FELICIANO
Bacio i vostri piedi. Ordinatemi di compiere l’impresa più difficile che possa immaginarsi, fosse anche attraversare la sterile e sabbiosa Libia.

CASSANDRA
Non ti chiederò una cosa tanto grande, né di scendere alle porte dell’inferno e di ammansire chi ne sorveglia l’ingresso; né di spingerti fino alla fine del mondo per razziare oro e trasformarlo in decorazioni per i miei abiti; ma che, invece di questo tesoro, mi aiuti a vincere un nemico.

FELICIANO
Se in questo rispetto la fedeltà al duca, mi trovate pronto a servirvi quando desiderate.

CASSANDRA
Conquisterai ancora di più l’affetto del duca, eliminando dalla sua presenza un amico.

FELICIANO
(A parte) Ahi, temo che sia Carlos.

CASSANDRA
Cosa dici?

FELCIANO
Se si tratta di Carlos.

CASSANDRA
Proprio lui, questo traditore che desidera la mia distruzione. Ascolta, dovrai dire che l’hai trovato in mezzo a giovani stranieri e che, da lontano, ne hai ascoltato le chiacchiere, e che lui diceva con spaventosa spavalderia: “Tra non molto il Duca di Borgogna proverà l’acciaio di questa spada; se i figli uccidono i padri con veleno, chi si accorgerà che il domestico che per lui è come un figlio, servendogli da bere, gli serve del veleno?” E se non questo, qualcos’altro con cui possa sapere cosa Carlos abbia pensato, e così concederà a te il suo favore. Se farai questo per me oggi, non c’è dubbio che sposerai Leonora.

FELICIANO
Allora vado a vedere se il Duca è occupato. Lasciate che me ne occupi io.

CASSANDRA
Vai, vai. Arrivederci. Esce Feliciano Oggi perderai la pazienza e la vita, ignobile, come ricompensa per aver disprezzato il valore della mia presenza. So che il duca darà ascolto a quest’uomo, che ha buon nome e buona fama ed è di eccellenti opinioni.

Entra un giullare del duca e dei paggi, che lo punzecchiano.

GIULLARE
Ahi, ahi!

CASSANDRA
Che succede, paggi?

CASSANDRA
Basta, smettetela.

PAGGIO
Stai zitto; guarda dove ti trovi.

CASSANDRA
State buoni, selvaggi.

GIULLARE
Vi ritroverete perseguitati.

CASSANDRA
Andate via.

PAGGIO
Non gli abbiamo fatto nulla.

GIULLARE
Perché adesso non osate.

CASSANDRA
Che ti hanno fatto?

GIULLARE
Mi hanno infilzato il fianco, con almeno tre spilli, come fossero una spada.

CASSANDRA
Tre?

GIULLARE
Questo e altro mi sono beccato. Non so se è sangue o se ho sudato freddo dalla paura, ma mi sento tutto bagnato.

PAGGIO
Vediamo.

GIULLARE
Non te ne vai proprio oggi?

PAGGIO
Spostati, villano!

GIULLARE
Ahi, mi hanno punto di nuovo!

CASSANDRA
Sciocchi! Volete lasciarlo in pace?

GIULLARE
Mi lasceranno fatto a pezzi.

CASSANDRA
Uscite tutti, via, lasciate qui Cariño.

PRIMO PAGGIO
Ah! L’ho infilzato con lo spillo!

SECONDO PAGGIO
Stai zitto, che sta sanguinando.

Escono i paggi.

CASSANDRA
(A parte) Voglio approfittarmi di questo qui per fare un affronto a Carlos, così serio e cavaliere, senza che ne venga a conoscenza.) — Vieni qui.

GIULLARE
Cosa volete?

CASSANDRA
Conosci bene Carlos, vero?

GIULLARE
Ieri mi ha preso a calci, dovete vendicarmi.

CASSANDRA
Ti ha preso a calci?

GIULLARE
E così forti che per un buon momento ho avuto una scarpa incastrata nella ciccia.

CASSANDRA
Carlos…

GIULLARE
Oh, maledetto!

GIULLARE
Tengo per me che il Duca vi mette le corna con lui .

CASSANDRA
Vuoi vendicarti?

GIULLARE
Lo giuro su Dio, lo pesterò per bene!

CASSANDRA
Allora ascoltami, prendi questo scudo. Quando si troverà, tutto serio e sicuro, in mezzo ad altri cavalieri, della corte o stranieri, unisciti alla loro conversazione, che sei apprezzato da tutti, e quando tutti possano vederti chiaramente dagli un bello schiaffo.

GIULLARE
Per Dio, lo farò! Però se poi sguaina la spada e mi colpisce, dovete fare in modo che sia punito.

CASSANDRA
Vieni da me correndo, poi.

GIULLARE
Devo venire da lei!

CASSANDRA
Ti difenderò io; corri, su, che ti prometto che avrai tutto ciò che mi chiederai.

GIULLARE
Mi darete pane?

CASSANDRA
Certo!

GIULLARE
E formaggio?

CASSANDRA
Anche.

GIULLARE
E della carne?

CASSANDRA
Pure.

GIULLARE
E qualcos’altro per far merenda?

CASSANDRA
Certamente.

GIULLARE
Datemelo adesso…

CASSANDRA
Cosa?

GIULLARE
Un bacio.

CASSANDRA
Vai via, sciocco.

GIULLARE
Su, non siate vigliacca!

CASSANDRA
Via.

GIULLARE
Beh, sembra che siate stufa di arrabbiarvi.

CASSANDRA
Saprai fare ciò che ti chiedo?

GIULLARE
Sì.

CASSANDRA
E come farai?

GIULLARE
Così.

E prova a darle uno schiaffo.

CASSANDRA
Come? A me?

GIULLARE
A voi e a tutti.

CASSANDRA
Vai adesso.

GIULLARE
Sono vostro amico?

CASSANDRA
Certo.

GIULLARE
Che bello! Allora vado, vedrete quello che succederà.

Esce.

CASSANDRA
Sto cercando di procurare la sua morte con tutti quelli che vivono a palazzo, che non pensi questo malvagio di poter fuggire il mio disprezzo, prima o poi pagherà per avermi a sua volta disprezzato. Non ci sarà nessuna persecuzione o tormento che non metterò in atto dopo averli pensati.

Prudencio parla da dietro le quinte.

PRUDENCIO
Vattene da qui o ti colpisco dritto in faccia con la daga.

GIULLARE
La Duchessa ti farà uccidere, vigliacco, maledetto, ruffiano!

PRUDENCIO
Si è mai vista una cosa simile?

(Entra)

CASSANDRA
Che succede?

PRUDENCIO
È il giullare, non so cosa gli ha preso…

CASSANDRA
Perché gli hai fatto del male?

PRUDENCIO
Beh, pensavate che gli permettessi di schiaffeggiarmi? Che il gran vigliacco mi ha quasi colpito il viso con la mano.

CASSANDRA
E con che scusa?

PRUDENCIO
Va così, verso chiunque e dice “State tutti buoni, che è per ordine della Duchessa”.

CASSANDRA
Un vero pazzo e tu più di lui.

PRUDENCIO
Io? Perché?

CASSANDRA
Perché stimi e ammiri chi non ti stima affatto.

PRUDENCIO
Parlate di Carlos?

CASSANDRA
Sì.

PRUDENCIO
E cosa ha fatto?

CASSANDRA
Ti ha tradito con il duca.

PRUDENCIO
Com’è possibile?

CASSANDRA
Ha parlato male di te.

PRUDENCIO
Male di me? Al duca?

CASSANDRA
E molto male, anche.

PRUDENCIO
Carlos?

CASSANDRA
Carlos.

PRUDENCIO
E in che modo?

CASSANDRA
Vuole privarti di tutto ed essere uguale a Lucifero! E dico così perché vuole comandare più del suo stesso signore.

PRUDENCIO
Carlos mi ha tradito! Di chi ci si potrà fidare allora? Non ho mai fatto qualcosa di male, che potesse incitarlo a tradirmi.

CASSANDRA
È così che le invidie cancellano la buona fama di cui godi. E c’è di più, vuole mettere al tuo posto un suo cugino che è venuto ieri a corte, un malvagio come lui e di basso rango.

PRUDENCIO
È questo che ha in mente?

CASSANDRA
Senza dubbio. Arrivederci.

PRUDENCIO
Ahi, Carlos, che bugiardo che sei! Non vi è fiducia che sia ben riposta.

CASSANDRA
(A parte) Vado a parlare con gli altri, per seminare zizzania; che, infine, se perseguitato da tutti, dovrai andartene o morire.

Esce.

PRUDENCIO
Che un giovane come lui sia responsabile di tali bassezze! Lui, a cui tutti fanno festa e che è sempre il più onorato! Lui, che parlava sempre a nome di tutti per chiedere scusa quando il palazzo ardeva per la rabbia del Duca! Lui, che sempre ne procurava i favori, è un bugiardo, un traditore e in mille modi diversi! E persino con me, per mettere suo cugino al mio posto! Ma adesso è meglio star zitto, che verrà il tempo per agire.

Entrano il duca e Carlos.

ARNALDO
Dico, Carlos, che è così: o tu ti decidi a parlarmi o è vero quello che ha raccontato la Duchessa, senza dubbio.

CARLOS
Non ora, mio signore, che c’è Prudencio che ci ascolta; scendiamo nel giardino o che vada via.

ARNALDO
Prudencio…

PRUDENCIO
Mio gran signore!

ARNALDO
Nell’anticamera troverai delle lettere della corte del re di Spagna; va e rispondi ad Enrico, il suo ammiraglio, in maniera adeguata, come si deve a un tale illustre principe.

PRUDENCIO
Agli ordini.

ARNALDO
Torna qui poi, che devo firmarle. Ritornando al nostro discorso, Carlos, ti dico che la duchessa mi infastidisce perché offende me a parole e incolpa te di cattive azioni. Dice che mi inganni perché non vuoi rivelarmi il nome della tua amante o dama; se vuoi che mi tolga ogni dubbio è meglio che mi riveli di chi sei innamorato o confessi il tuo delitto o le tue colpe.

CARLOS
Se ci trovassimo in un luogo in cui nessuno potesse vederci mi prostrerei mille volte ai tuoi piedi e con tenere lacrime ti chiederei umilmente di non essere costretto con la forza a rivelare il nome della dama che amo e per la quale soffro. Non vorrai, mio signore, che rivelandotelo commetta una tale offesa contro le promesse giurate al cielo; piuttosto preferirei morire mille volte perché so che se vi rivelassi il suo nome perderei immediatamente l’amore che in tanti anni ho conquistato.

ARNALDO
Ah, villano e infimo traditore! Non è possibile che tuo padre sia l’onorato Carlos Baldeo, ma di sicuro qualche mercenario giannizzero nato tra queste montagne scoscese. Lo giuro innanzi a Dio, credo alla Duchessa, è vero ciò che dice! Dimmi, perché piangi, traditore? Girati verso di me, togliti il fazzoletto dagli occhi e scegli l’una o l’altra: rivelami il nome della dama che ti sto chiedendo o tra tre giorni, esiliato, non potrai rimettere piede, pena la morte, nell’intero ducato di Borgogna! Cosa dici, Carlos? Parla; se non è vero che ami mia moglie, non sarebbe facile rivelarmi il tuo segreto, essendo io chi sono?

CARLOS
Mio signore, per l’immensa gratitudine nei tuoi confronti, per le grazie e i favori ricevuti e per l’affetto di cui siete a conoscenza mi sento obbligato a rivelarti il mio segreto, non perché tema la morte, ma perché ti vedo vittima dei fumi del cattivo male che il mondo chiama gelosia. E credimi se mille e più tormenti non si aggiungono a ciò che dico. Così ti supplico mio signore, come principe e come cristiano, che mi giuri e mi dai la tua parola di non rivelarlo a nessun altro.

ARNALDO
Ah, Carlos, fammi questo piacere e ti giuro sul mio defunto padre che non lo dirò ad anima viva! E così, sulla croce di questa spada ti giuro e ti do la mia parola che ne a voce, né per iscritto, né con alcun gesto da me giammai se ne verrà a conoscenza!

CARLOS
Un’ultima cosa, devi darmi la tua parola che mi perdonerai per ciò che ho fatto.

ARNALDO
Carlos, basta che non sia moglie, rivelami il nome, anche fosse mia sorella!

CARLOS
Allora, sicuro del tuo valore, ti dirò…

ARNALDO
Carlos, finiamola qua!

CARLOS
…che è proprio lei.

ARNALDO
Cosa?

CARLOS
È tua sorella.

ARNALDO
Mia sorella!

CARLOS
Sì, mio signore.

ARNALDO
E dimmi, ti ha concesso qualche favore? Sa che la corteggi?

CARLOS
C’è di più; oggi sono sette anni che siamo sposati.

ARNALDO
Come?

CARLOS
Siamo sposati.

ARNALDO
Santo Cielo!

CARLOS
E abbiamo anche un figlio di sei anni e un altro, neonato, affidato ad una dama perché lo allevi.

ARNALDO
E dove?

CARLOS
In un posto.

ARNALDO
E l’altro?

CARLOS
Il grande?

ARNALDO
Il grande.

CARLOS
L’hai visto qui mille volte.

ARNALDO
È quell’orfano che hai portato e per il quale mi hai chiesto protezione?

CARLOS
È lui, tuo nipote.

ARNALDO
Saresti un miglior Duca di Borgogna, Carlos, dal momento che io in dieci anni non ho avuto nessun erede, ne maschio ne femmina.

CARLOS
(A parte) Se dice così, non è arrabbiato.

ARNALDO
Carlos, non è un problema per me che tu abbia sposato mia sorella, dal momento che le nostre leggi ammettono che una donna pur essendo stata regina possa sposare in seconde nozze chiunque voglia, anche qualcuno di rango inferiore o addirittura un domestico. È un problema che io l’abbia promessa in sposa a Ludovico, se vincerà questa guerra, e non so come mantenere la mia parola; ma troverò una soluzione a tutto. Perché chi ti vuole così bene, desidera porti in una posizione così alta che tutti possano invidiarti. Ma tornando ai fatti, come siete riusciti a tenere tutto segreto per sette anni?

CARLOS
Te lo spiegherò: non avendo nessun amico io, né amica lei, non parlandoci mai l’un l’altra in pubblico, non osando nemmeno guardarci.

ARNALDO
E come fate ad incontrarvi, se mia sorella vive così tanto appartata e in mezzo a tante guardie?

CARLOS
Sono entrato molto spesso dal giardino e lì, seduto ai piedi delle fontane, aspetto di ascoltare il dolce segnale del guaire di una cagnolina, che abbaiando esce per essere custode dei miei segreti. E sentendola abbaiare, so che posso entrare nelle stanze della mia signora.

ARNALDO
Quando andrai la prossima volta?

CARLOS
Sta notte siamo d’accordo che vada a parlarle.

ARNALDO
Allora avvisami che verrò con te per vederlo con i miei occhi.

CARLOS
Certamente, purché non ti veda.

ARNALDO
Come potrebbe, tra mille alberi?

CARLOS
Allora sì, ti porterò con me.

ARNALDO
Basta così. Ormai sei mio successore e mio cognato. Prendi questo diamante e conservalo come prova della mia fiducia, che vale dieci mila doble.

CARLOS
Bacio i tuoi piedi.

Entra Prudencio.

PRUDENCIO
Entrate, mio signore, le lettere sono state scritte.

ARNALDO
Vengo per firmarle. Carlos vieni dopo, ti aspetto.

Esce.

CARLOS
Verrò, mio signore. Ah, Cielo, perché mi perseguiti come fossi tuo nemico?

PRUDENCIO
Allora Carlos, come va con il nuovo segretario? Come può un giovane tanto virtuoso tradire così i propri amici?

CARLOS
Cosa dici? Perché sei arrabbiato con me Prudencio, fratello?

PRUDENCIO
Fratello? Ormai sono vani i tuoi trucchi e le tue illusioni. Sei soltanto un traditore.

CARLOS
Traditore? In che modo ti ho offeso?

PRUDENCIO
Perché parli male di me?

CARLOS
Io?

PRUDENCIO
Sì e al duca mio signore. Metti pure tuo cugino al mio posto, se vuoi, ma non parlare male di me.

CARLOS
Ti hanno ingannato. E pensa se non ti sono leale e non ti dimostro il mio affetto, che anche chiamandomi traditore, non ti rispondo male. So bene a quale faretra appartiene questa freccia, che ti sembra dritta ma in realtà non lo è. Te l’ha detto la duchessa; Ah, Prudencio, non crederle! Ti apro il mio cuore e lì c’è sempre uno spazio per te. Mi ha fatto questo torto per metterti contro di me, perché sa che nel mio cuore sei l’amico più caro. Non ho mai parlato male di te al duca, né del tuo onore o stima, se è questo che ti preoccupa.

PRUDENCIO
È la verità?

CARLOS
Sì, certo.

PRUDENCIO
Davvero?

CARLOS
E perché mi creda ancor di più ho chiesto al duca di concederti i titoli maturati da quelle quaranta frazioni ed è già stato ordinato di preparare il certificato.

PRUDENCIO
Oh, Carlos, perdona il mio delirio; alla fine mi ha ingannato, quella donna!

CARLOS
Vuole la mia distruzione.

PRUDENCIO
Vedrai prima la sua se per caso volessi vendicare la rabbia del tuo cuore. Che chiamandoti traditore, non mi hai risposto adirato!

CARLOS
Ho fatto come fa un amico onorato, resistendo alla tua rabbia e umiliandomi innanzi a te. Non si può chiamare amico chi non sopporta le mancanze altrui.

Entra Feliciano.

FELICIANO
Carlos, per fortuna ti ho trovato, ero venuto a parlarti e non ho potuto.

CARLOS
Hai fatto come ti ho detto. Ora che, aspetti la risposta?

FELICIANO
Guarda che questo ti interessa. Ascoltami e allontanati da qui. Se non fosse per me, saresti morto.

CARLOS
Io?

FELICIANO
Tu.

CARLOS
Come? E perché?

FELICIANO
Cosa hai fatto alla duchessa che la sua sola impresa sembra sia quella di condannarti a morte?

CARLOS
Cos’altro c’è?

FELICIANO
Deve aver trovato in me un soggetto adatto alla sua malvagità che in gran segreto mi ha mandato a parlare col duca, perché gli dicessi che volevi avvelenarlo.

CARLOS
Io?

FELICIANO
Sì e che me l’avevi rivelato.

CARLOS
Che Dio vi maledica, oh donne! Ci sono forse inclemenza e malvagità pari a queste, mio signore e amico? Verrò con te, ma col cuore a pezzi.

FELICIANO
Alzati Carlos, che non lo rivelerò perché mi comporto per quello che sono: al resto pensino i cieli. Che tocchi a qualcun altro procurarti la morte.

CARLOS
Questo è un bene e in qualche modo dovrò ringraziarti. Farei una cosa straordinaria, se il cielo lo permettesse, ti darei qualsiasi bene che possiedo dovesse costarmi la vita. E infine, stai tranquillo che ti ripagherò per quello che ti devo e che non lo dimenticherò, ne vivo ne morto.

Entra il giullare.

GIULLARE
Salve, Carlos!

CARLOS
Ascoltami e poi ne riparleremo. Ehi, Cariño, che succede?

GIULLARE
Qualcosa di grave.

CARLOS
Che cosa, buffone?

GIULLARE
Nell’anticamera ci sono più di trenta cavalieri; va’ lì, che vogliono vederti, ce ne sono molti del capitano.

CARLOS
Non posso adesso.

GIULLARE
Beh, io non ti posso lasciare.

CARLOS
E perché?

GIULLARE
Devo darti…

CARLOS
Cosa?

GIULLARE
…uno schiaffo, quando starai lì in mezzo, per disonorarti ancora di più.

CARLOS
Stai esagerando ora. Vattene via, sciocco.

GIULLARE
Non cacciarmi.

FELICIANO
Aspettate, che è misterioso ciò che dice.

GIULLARE
Poco fa non l’ho fatto, perché ce n’erano solo tredici.

CARLOS
Vieni qui. Vedi questa moneta ? Dimmi chi te l’ha ordinato.

GIULLARE
La Duchessa me ne ha data una che vale più del doppio, perché ti dessi più…

CARLOS
Smettila. Che ne pensate?

FELICIANO
È davvero strano.

CARLOS
Oh, è come una tigre ircana, rabbiosa e piena di ardente veleno! Come finirà tutto questo?

Entra un paggio.

PAGGIO
Carlos, il Duca ti aspetta.

PRUDENCIO
Fratello, guardati da lei che sei in grande pericolo.

CARLOS
Che il cielo mi assista, ormai è tardi.

FELICIANO
Possiamo vederci dopo?

CARLOS
Parleremo domani e a lungo.

Escono Carlos e il paggio.

PRUDENCIO
Vieni qui, buffone. È possibile che la Duchessa ti abbia ordinato di dare uno schiaffo ad un uomo tanto onorato?

GIULLARE
Sì, e forte anche.

PRUDENCIO
E lo farai?

GIULLARE
Certo! Ma dammi un altro scudo e vedrai se non esito a darne uno anche a lei.

PRUDENCIO
Chi?

GIULLARE
Io stesso.

FELICIANO
Quasi quasi glielo darei.

PRUDENCIO
E sarebbe giusto; ma non credi che glielo dirà, poi?

GIULLARE
Ah, che sonoro schiaffo le darei!

FELICIANO
(A parte) (A parte) Beh, allora parliamogli bene di lei, nel caso glielo raccontasse. Vediamo se si tradisce.

PRUDENCIO
Cosa stai dicendo di lei, mascalzone?

GIULLARE
Che è il diavolo.

PRUDENCIO
Hai dimenticato, furfante, che è la tua signora?

GIULLARE
Che declassamento!

PRUDENCIO
Tagliagli la lingua!

GIULLARE
Affettarmi? E che sono un melone?

FELICIANO
Parlare così di una donna tanto bella, con un viso così splendido…

GIULLARE
Starebbe meglio con uno schiaffo per guancia…al diavolo, che si trucca !

PRUDENCIO
Zitto!

GIULLARE
È solita truccarsi così, mangia per tenersi in forma e si diletta dormendo. E anzi, dorme con un richiamo per attirare qualcun altro, io lo so.

PRUDENCIO
Chi?

GIULLARE
Un uomo.

FELICIANO
Sai chi è?

GIULLARE
So come si chiama.

PRUDENCIO
E chi è?

GIULLARE
Il duca, mio signore.

PRUDENCIO
Che simpatico che sei!

FELICIANO
Lascialo perdere.

PRUDENCIO
Andiamo via, va.

GIULLARE
Lo picchierò; quindi dammi lo scudo o lo farò gratis.

FELICIANO
È solo uno sciocco.

GIULLARE
Mascalzoni, che dite? Non ci sarà uomo in questo palazzo che non riceverà uno schiaffo.

Escono.
Entrano Carlos e il duca, di notte, come se avessero saltato giù da un muro. Il duca zoppica.

CARLOS
Ti sei fatto male?

ARNALDO
No, no.

CARLOS
Mi sa che non hai saltato dal mio stesso posto.

ARNALDO
Stavo saltando e il mantello si è impigliato a quell’albero di alloro; ma si è staccato subito.

CARLOS
Eccellenza, mettiti qui; arriverà tra poco, se non mi sbaglio, che ho già visto la luce dalla finestra.

ARNALDO
(A parte) Accompagno il corteggiatore di mia sorella.

CARLOS
(A parte) Così adesso fugherà ogni dubbio sull’ingiusta gelosia, che la duchessa mia signora ha centrato il bersaglio di un diverso amore. — Lo giuro su Dio, sono sposato e innocente delle colpe di cui mi accusi; l’unica cosa per cui puoi accusarmi è l’essermi sposato senza il tuo permesso; per il resto, sono nel giusto. Ma adesso girati e guarda verso la porta aperta che da a queste stanze.

ARNALDO
Basta così; ho visto aprirsi la porta con i miei occhi. La duchessa spreca invano il suo tempo.

CARLOS
Se per caso per farmi del male fosse nascosta qualche invidia contro il mio bene, in questo modo, senza disonorarmi, potrebbe togliermi la vita.

ARNALDO
Entra, cognato, maledizione! Non devi aver paura che qualcuno voglia farti del male; taglierò le lingue blasfeme di tutti quelli che ingiustamente ti disonorano. Il vento colpisce sempre le torri più alte; ma se io che sono il Duca ti accompagno perché possa far visita a mia sorella, dal cielo stesso verrà con ancora più forza. Vai e pensa a quanto sei fortunato, quando ti reputavi il più sfortunato. Va’ tra le sue braccia come sposo, che il duca distratto non ti cercherà. Non sono più geloso e non desidero ucciderti, ma con questa spada sto al tuo fianco; va’ adesso e goditi la tua fortuna, che il duca ti guarda le spalle.

CARLOS
Mio signore, sei davvero come un padre per me e io un prodotto indegno delle tue mani. Posso rispondere solo stando in silenzio.

ARNALDO
Entra, che voglio sedermi al bordo di questa fontana cristallina.

CARLOS
Vado.

ARNALDO
Va’, ti aspetto all’ombra di questo albero d’alloro.

CARLOS
Oh perfezione celeste, finalmente posso contemplarti senza timore!

ARNALDO
Costui è un esempio straordinario per il mondo intero!


III giornata

Entrano il duca e la duchessa.

ARNALDO
Siete ancora arrabbiata? Siete strana, mia signora!

CASSANDRA
Beh, vi giuro che vedrete la mia morte con i vostri stessi occhi. Voi, nascondere a me un segreto?

ARNALDO
Per Dio, non è come dite che vi nascondo qualcosa; ma ho giurato.

CASSANDRA
Giurato?

ARNALDO
Sì, giurato e promesso, dando la mia parola.

CASSANDRA
A tutto questo vi costringe un domestico, un uomo che non merita di essere chiamato così? Oh, duca! Non solo non mi rivelate chi è che ama il giovanotto, ma gli coprite ingiustamente anche le spalle! E per non punirlo accettate il vostro disonore, risparmiandogli la vita pur avendo attentato al mio onore. Perché? Avete forse perso la ragione? Siete il duca, mio marito, o colui che oltraggia il mio onore? Volete forse darmi motivo con quest’animo debole di offendervi anch’io d’ora in avanti? Volete che sfrutti l’occasione per disonorarvi, dato che nei confronti del vostro onore vi trovo così remissivo? Qualsiasi uomo, anche il più vile, e figuriamoci un uomo di valore, al minimo sospetto del proprio disonore punirebbe come gli spetta non soltanto il malvagio domestico ma la sua intera stirpe, accecato dalla giusta vendetta! È meglio che viva per essere il vostro ruffiano e se desidera il regno chiami i suoi amici? So che ogni giorno vi porta mille donne per godere dei loro favori, nessun’altro è più fedele di lui e per nessun’altro provate tanto affetto. Viva Carlos! Così sia, che sia il più favorito, lasciando da parte tutti coloro che servono me. Dopo aver capito che voleva diventassi la sua amante, l’avete portato dritto alla mia tavola e nel mio letto. Gli avete dato una catena e un anello che vale duemila doble e lo stesso giorno siete andato con lui in campagna. Che straordinaria maniera di mostrare protezione! E nonostante tutto, attenta al vostro onore.

ARNALDO
(A parte) La mano, per Dio, mi spinge ad un’altra e giusta vendetta. Carlos non mi ha mai offeso e questa donna audace di certo deve odiarlo per una ragione. Che tanto odio venga provato così ingiustamente! Non è possibile che non abbia una causa mostruosa all’origine. Però sia qual sia il tempo me lo rivelerà, se lei persevera nella follia come adesso… che malvagia fantasia! Che il cielo mi protegga! Ma, ahimè, diffido tanto perché me lo dice il mio cuore. Mi conviene rivelarle tutto, pur rompendo il mio giuramento, per poter, com’è giusto, contraddire i suoi malvagi pensieri su Carlos e su tutta la faccenda, anche se mi pesa venir meno alla mia promessa. Però se lei continua a dire che subisco l’offesa come un vile e che presto più attenzione ad un domestico che all’onore della mia sposa, non c’è ragione, Carlos, per la quale io, continuando a custodire il tuo segreto, sia discreto nei tuoi confronti ma folle nei miei. Perdonami, ma è impossibile non rivelarlo perché se è folle qualsiasi desiderio, quello di una donna è insopportabile. Così glielo dirò, ma con la minaccia di un coltello nel petto se volesse rivelarlo ad altri. — Duchessa, ho deciso, saprete questo segreto, ma lo giuro su Dio e sulla mia integrità se osate rivelarlo ad anima viva non sarete al sicuro dalla mia vendetta in nessun luogo.

CASSANDRA
E cosa vorreste fare? Forse uccidermi?

ARNALDO
Duchessa, siete stata avvertita. Ascoltate: volete saperlo?

CASSANDRA
Potete fidarvi di me.

ARNALDO
Avanti allora; che sappiate, mia signora, che il vostro Carlos ama di nascosto.

CASSANDRA
Chi?

ARNALDO
Corteggia mia sorella.

CASSANDRA
Vostra sorella? È possibile?

ARNALDO
Beh, per l’amore nulla è impossibile, perché supera anche la più grande risolutezza. Cosa vi stupisce?

CASSANDRA
Ahimè! E lei lo sa?

ARNALDO
Sono sei anni ormai che si amano con trucchi straordinari.

CASSANDRA
Si amano?

ARNALDO
Sì.

CASSANDRA
Carlos e Leonora?

ARNALDO
Carlos e Leonora.

CASSANDRA
Che storia incredibile!

ARNALDO
E c’è di più; soltanto la morte potrà separarli.

CASSANDRA
Sono sposati?

ARNALDO
Sposati e con figli.

CASSANDRA
E com’è che non manifestate giubilo per tutto il regno? Avete finalmente degli eredi.

ARNALDO
Ridete pure; sono figli di mia sorella e dunque nipoti legittimi.

CASSANDRA
Quanti anni hanno?

ARNALDO
Grimaldico, il bambino che sta qui a corte, è uno.

CASSANDRA
Lui?

ARNALDO
Sì.

CASSANDRA
Oh, che tesoro! Che buona trovata piazzarlo qui tra noi!

ARNALDO
Straordinaria.

CASSANDRA
E l’altro?

ARNALDO
Lo allevano in montagna.

CASSANDRA
E dov’è che in segreto esaudiscono i loro desideri?

ARNALDO
Tra le edere del giardino ha luogo i loro felici incontri, con una cagnetta come testimone dei loro amori e il suo abbaiare come segnale affinché lui possa entrare. Quando le domestiche dormono, apre il balcone della stanza, la cagnolina abbaia e così Carlos sente il segnale.

CASSANDRA
Ed è tutto vero?

ARNALDO
Sì, l’ho visto con i miei occhi.

CASSANDRA
Quando?

ARNALDO
Ieri. Vedete per quale motivo Carlos era malvisto e invece, in fin dei conti, siamo cognati.

CASSANDRA
E questo non è dunque un tradimento?

ARNALDO
Adesso sapete che le colpe sono attenuate dall’amore .

CASSANDRA
Qualsiasi altro grande di Borgogna, se si fosse trovato in questa situazione, avrebbe già arrestato lui e avvelenato lei! Dovete fingere, per poi colpirlo con una punizione esemplare!

ARNALDO
Vi prendete gioco di me? Dovrei uccidere mio cognato?

CASSANDRA
Vostro cognato?

ARNALDO
E chi altrimenti?

CASSANDRA
No, è soltanto colui che macchia il vostro onore e la vostra casa.

ARNALDO
Trattatelo bene.

Entra Prudencio.

PRUDENCIO
Alle porte del palazzo reale è giunto il capitan Trebazio, accerchiato dal popolo che lo segue. Eccellenza, gran signore, concedete l’onore della vostra presenza al conte vittorioso, che si avvicina, mentre la nella sua campagna ha collezionato vittorie. Recatevi, se volete, sulle alte mura per vedere il suo ingresso in città con i soldati valorosi, che ritorna vincitore ed è ormai vicino. Ludovico ha sconfitto il valoroso re francese, e proclamando così la vittoria per il tuo ducato, sente di salvare il suo valore.

CASSANDRA
Oh, novità per me gloriosa! Duca perché siete così triste e perplesso? Ripensate alla parola data?

ARNALDO
Di aver dato la mia parola, mia signora, sono conscio, ma so anche che non potrò mantenerla.

CASSANDRA
Si che potete, uccidendo Carlos.

ARNALDO
Che tremenda inclemenza!

CASSANDRA
E allora ditemi, in che maniera vi libererete della parola data al conte?

ARNALDO
Quale sarà mai la ragione per cui vi arrabbiate tanto con un uomo fortunato. Andiamo Prudencio, mostrami tu dove.

PRUDENCIO
Al celebre ponte di Sant’Angelo.

ARNALDO
È da quella porta che vuole entrare?

PRUDENCIO
Chiamate le guardie!

Escono Prudencio e il duca.

CASSANDRA
Adesso sì, oh miei desideri, finalmente siamo arrivati al sospirato porto, dopo giorni e giorni nel mare tempestoso! Si esaudiscono le mie speranze: dunque, è per amore nei confronti di Leonora che non ti hanno mai colpito le mie insistenze? Piangerai per il tuo rifiuto, adesso! Vedrai come supererò per crudeltà la stessa Medea e il tiranno che ancora compiangono in Sicilia. Sono forse brutta, paragonata a Leonora, che difendi soltanto la sua bellezza? Non c’è altra dama che sia più bella? Ma non importa, no, oh crudele Narciso, avaro della bellezza che il cielo ti ha concesso, così duro e freddo come il marmo di Paros; oggi macchierò il suolo col tuo sangue, e all’infame duca, che ama tanto i tuoi occhi e vuole come erede il tuo ingiusto zelo, avvelenerò il letto, dove dormirà, senza che sappia chi è stato a farlo. Oh, ma non v’è fortuna pari alla mia: il frutto dell’amore sventurato viene verso l’altare della mia furia, come una vittima pronta al sacrificio, a perdere la vita qui tra le sue are.

Entra Grimaldico , figlio di Carlos.

GRIMALDICO
Lo dirò alla mia signora che non me lo vogliono dare o mi lamenterò di nuovo con la duchessa Leonora.

CASSANDRA
Che succede Grimaldico? È per la merenda che ti lamenti?

GRIMALDICO
No, signora, vi piacerebbe.

CASSANDRA
Che visino, che musetto!

GRIMALDICO
Ho già avuto per merenda conserva e zollette bianche e rosa.

CASSANDRA
(A parte) Sarebbe meglio che fossero stati avvelenati. — E allora cosa chiedevi?

GRIMALDICO
Datemi la mano prima, così la bacio.

CASSANDRA
Non farmi scherzi!

GRIMALDICO
Giuro che se me la dà gliela mordo.

CASSANDRA
Capito?

GRIMALDICO
Sembra arrabbiata.

CASSANDRA
Cosa ti manca?

GRIMALDICO
Una macchinina di piombo.

CASSANDRA
E chi l’ha presa?

GRIMALDICO
Un paggio.

CASSANDRA
(A parte) E questo dovrebbe essere il mio successore? Mai! Il suo vile e infame lignaggio non vedrà mai la successione. Che muoia, dunque; e poi l’altro che stanno allevando, che non essendo sangue del mio sangue non devono ereditare. Lo porterò in giardino e lo terrò nascosto un po’ tra l’erba, mentre medito sulla sua fine. Ma di chi potrei fidarmi per seppellirne il corpo, affinché sia più difficile trovarlo? —Grimaldico…

GRIMALDICO
Sì, mia signora?

CASSANDRA
Va’ in giardino, tesoro, e coglimi dei fiori.

GRIMALDICO
Adesso?

CASSANDRA
Adesso.

GRIMALDICO
Immediatamente?

CASSANDRA
Immediatamente. E poi aspettami, verrò io di là.

GRIMALDICO
E cosa ricevo in cambio?

CASSANDRA
Confetti, con cui fare merenda.

GRIMALDICO
Mi raccomando venite poi e ricordatevi i confetti.

CASSANDRA
(A parte) Farò in modo che presto imiti la terra, spegnendo il mio fuoco col tuo sangue.

GRIMALDICO
E che non li mangi quel mascalzone di Carlos, anche venisse a rubarli.

Esce il bambino.

CASSANDRA
Lo ucciderò così; in quei confetti gli darò veleno e quando il tuo petto comunicherà col suo in un sol colpo ucciderò entrambi. Che se ti ama, morirà nello stesso modo. Se prudente, la mia vittoria sanguinosa non avrà eguali nella memoria di nessuno, o almeno la rabbia con cui l’ho portata a termine. Cielo rispondi al mio proposito, che ho già emesso la sentenza!

Entra Leonora.

LEONORA
Ti fa piacere, eccellenza, venire con me a far visita al conte? Perché il duca, mio signore, manda un paggio a pregarti.

CASSANDRA
(A parte) Oh Cielo! Ecco che arriva giusto in tempo la causa della mia ira. — Oh, Leonora sei contenta di questa vittoria?

LEONORA
Sì. Finalmente mi riapproprio dello stato e del vitalizio che avevo perso.

CASSANDRA
Grazie al conte, il cui sangue è stato il prezzo.

LEONORA
Mio fratello gli deve molto.

CASSANDRA
Vorrà farne tuo marito. Su, va’, se ti fa piacere, che sta entrando coraggioso e valoroso.

LEONORA
Sai bene che non amo affatto le feste. Andrei a vederlo per te e per mio fratello che lo ordina, perché invano mi chiede in sposa. Nell’animo mio è ancora vivo l’amore per il defunto duca e il lutto per la sua morte impedisce ogni mio piacere. Non voglio parlare di nessun altro marito; che il primo, venuto a mancare, è rimasto talmente nel mio cuore che è come se vivesse ancora. Che entri pure il valoroso soldato, con le piume e gli ornamenti, che potranno servirgli da ali per una più importante attenzione; per me tutto è lutto, dolore e sospetto.

CASSANDRA
Per favore, che il frutto della tua attesa è già doppio. Potessi essere io, così il Duca avrebbe un erede!

LEONORA
Che cosa, mia signora? Attenta a ciò che dici!

CASSANDRA
E perché? Sta zitta, che si sa tutto.

LEONORA
Come pensi che ho saputo che il Duca mi da marito? Metterò fine alla mia vita! Che non so cos’è l’amore, né mai un altro avrà il potere di vincere l’onore della mia vergogna.

CASSANDRA
Ahi, Leonora, per favore, che l’amore è come un ladro in casa; passa attraverso le torri e innanzi alle guardie ed è l’omicida dell’onore! Insegna ad entrare dal giardino, tra edere e allori, quando le avversità crudeli esigono un esito amoroso. Insegna agli animali, che persino una cagnolina serve da segnale con il suo abbaiare, come testimone delle sue malefatte. Beh, se insegna ad un piccolo animale a fare da ruffiano quando, aprendosi il bagno, abbaia sull’uscio, saprà sicuramente persuaderti e fare in modo che ti arrenda alla sua spontaneità, che compie sempre i miracoli più grandi nella donne più belle. Che io so che una leziosa ha già partorito due volte, perché non immaginava che il tempo avrebbe rivelato ogni cosa. Adesso rimani pure qui, arrivederci, ho cose da fare.

Esce Cassandra.

LEONORA
Ah, donna disgraziata! Cosa succede? Carlos sei stato tu? Certamente, sì. Ahimè! Essendo un uomo come ci si poteva aspettare un danno minore dalla tua fama e azioni? Solo tu conosci il mio segreto, solo tu puoi averlo raccontato; dopo averlo custodito per tanti anni, viene svelato adesso e da te. Ah, traditore! Alla fine ti sei rivelato per come sei! Ma d’altronde cosa ci si può aspettare da un uomo di così basso rango e vile? Sono morta, si sa tutto! Il traditore ha rivelato tutto, tutto ciò che era forziere e chiave del nostro amore segreto! È venuto a mancare l’amore ed è stato ad altri rivelato; il segreto è svelato e il forziere rotto. Ah, Carlos scriteriato! Cosa è successo? Perché sei morto?

Entra Carlos.

CARLOS
Con che nuova ed elegante disposizione ha fatto il suo ingresso il conte coraggioso! Quanti sfarzi soldateschi e i pennacchi all’aria! Quante bandiere vinte, svizzere e tedesche! Quanti soldati francesi, con le mani legate e gli occhi rivolti ai propri piedi camminano tra pensieri vani! Quanti gigli dorati, tinti di sangue umano, giungono in mano di stranieri, rotti e trascinati! Nonostante mi sia nemico, sento per lui una tale predilezione che la sua vittoria è per me una buona occasione. Mai l’invidia ha potuto vincere la mia buona fede. Ma, oh povero me! Come ho potuto parlare innanzi a colei con cui normalmente taccio? C’è Leonora qui. Oh, come vorrei poter osare rivolgerti la parola! Ma siamo in pubblico e non è un buon momento. Vado via, che non mi vedano qui.

LEONORA
Torna indietro, traditore, torna indietro!

CARLOS
(A parte) Oh Dio, mi ha chiamato! I miei sensi non possono crederci! Devo andare?

LEONORA
Torna qui, traditore!

CARLOS
Mi chiami traditore, mia signora?

LEONORA
Sì; vieni, vieni, adesso che non ci sono più ne paura ne onore. Che ascoltino tutti quello che ho da dire a gran voce. Anzi, dal momento che chiedo la tua punizione che mi ascoltino anche i Cieli.

CARLOS
Mia signora, che succede? Aspetta, non gridare.

LEONORA
E perché no? Non ci sono più né onore né paura; traditore, mi hai ucciso e tocca a te morire!

CARLOS
Sei impazzita?

LEONORA
Sono perduta! Pensi che mi ferisca, traditore, che ami la duchessa, adultera e assassina? No, non è questo che mi ferisce; ma che tu le abbia rivelato il segreto che la mia anima ti aveva confidato.

CARLOS
Non ho mai detto nulla alla Duchessa! Sei fuori di senno!

LEONORA
Mi dispiace esserlo stata prima. Malvagio, si sa tutto!

CARLOS
Oh Dio! Mia signora, cosa dici?

LEONORA
Le tue menzogne dorate non coprono più le tue colpe. Oh, ingrato, avresti potuto amarla se ti pregava e guardare in faccia chi ti amava e il tradimento che commettevi! Ma rivelare il segreto, riservato solo a Dio, che per tanti anni è stato da entrambi custodito quale mostro, pietra o uomo, che è la cosa peggiore, avrebbe potuto farlo?

CARLOS
Non offendere in questo modo la mia lealtà, nobiltà e nome. Torna in te, mia signora, e raccontami cosa è successo.

LEONORA
Non sperare che possa tornare quella che ero. Mi hai ucciso, sono morta! E adesso torno a vivere, ma sono un’altra!

CARLOS
Cosa dici?

LEONORA
Che sono decisa e lo dirò forte e chiaro: io ti amavo Carlos, malvagio! Ti amavo e adesso ti odio!

CARLOS
Com’è possibile che la mia mano possa calmarti? Stai tranquilla.

LEONORA
Non toccarmi.

CARLOS
Smettila.

LEONORA
Vattene via.

CARLOS
Ascolta…

LEONORA
Che infame…

CARLOS
Oh, sciocca!

LEONORA
Non provocarmi.

CARLOS
Lo giuro su Dio, devi ascoltarmi o se necessario dovrò…

LEONORA
Che cosa, infame? Non ti basta l’avermi disonorato? Lasciami andare o mi metto a gridare.

CARLOS
E allora griderò anche io, così ci sentiranno meglio.

LEONORA
Perfetto!

CARLOS
Non mi conosci?

LEONORA
Ascolta, ti ucciderei o cercherei qualcuno che lo facesse, se credessi che la tua insignificante morte potesse bastarmi come vendetta; ma non lo farò perché non la reputo abbastanza.

CARLOS
Oh, mio bene!

LEONORA
Non osare aprir bocca.

CARLOS
Allora dovrai uccidermi.

LEONORA
Potrei. Ma per causarti un danno maggiore farò in modo che il tuo corpo muoia e che nell’animo perisca ogni speranza.

CARLOS
Privami della bella luce dei tuoi occhi per un momento o brucia con la tua ira violenta la mia anima fortunata. Fai a pezzi il cuore che ti ha amato per sei anni.

LEONORA
Basta trucchi, basta inganni; sono tutti inutili. Ucciderò tuo figlio!

CARLOS
Ah, mio bene, anima mia, mio tesoro!

LEONORA
E davanti ai tuoi occhi da traditore…

CARLOS
Ascoltami, chi ti ha detto tutto questo?

LEONORA
Gli conficcherò un pugnale in mezzo al petto affinché versi tutto il tuo sangue e rimanga il solo corpo, puro. Il suo sangue dovrà bagnare il ventre dove l’ho cresciuto e l’anima, salendo al cielo, chiedere vendetta a Dio!

Esce Leonora.

CARLOS
Mia signora, mio bene, cosa succede? Aspetta, vita mia, ascoltami, aspetta: è così sorda, come la fiera aspide che non si lascia incantare dalla voce della supplica. La duchessa continua a causarmi danno. Ah, falso di un duca! È così che si mantiene la parola? Sicuramente le ha raccontato il mio segreto, che non c’è uomo discreto con la propria moglie. Leonora penserà che amo la Duchessa e che le abbia raccontato tutta la storia e che non la ami più per questo, ingannato dagli occhi lascivi. Ma dovrebbero fermarsi gli assi su cui poggia la volta celeste prima che si faccia spazio nella mia anima e nei miei pensieri. In tutto ciò, aspettando che Leonora scopra la verità, è meglio che sottragga alla sua vista il bambino, che pur adora, non sia mai si comporti come la fiera regina Irrite; che è donna, ama molto, piange di gelosia e se disposta a compiere vendetta non le importeranno né figlio, né padre, né fratello, ma solo di tingere di sangue le mani e la spada. Nasconderò dunque Grimaldico, mentre cerco di dissuaderla da questo inganno e farò in modo che non le diano l’altro bambino, che si neghino con qualche sotterfugio. I tamburi annunciano l’arrivo di Ludovico: ecco un altro che viene a causarmi danno! Voglio aspettarlo, poi ci penserà mio figlio a calmare la mia rabbia. Oh, mio figlio, luce dei miei occhi!

Entrano il duca, il conte Ludovico e alcuni soldati.

LUDOVICO
I francesi sono fuggiti, la vittoria è nostra.

ARNALDO
Conte, bastava che partissi per l’impresa per tornare con simile trionfo e gloria.

LUDOVICO
La definirò tale se mi darai, come hai già fatto con la tua parola, quella ricompensa per la quale oggi il tuo nome è imbattuto e il francese vinto.

ARNALDO
Carlos vai via e i soldati che si rechino ai loro alloggi; sta sera capitani, alfieri e sergenti saranno mie ospiti al banchetto. Escono Carlos e i soldati. Infine sono stati domati coloro che volevano sottrarre a Leonora la sua eredità.

LUDOVICO
Concedermela come ricompensa è l’unica cosa che rimane adesso.

ARNALDO
Conte, mentre eri in guerra, ho parlato con Leonora della tua richiesta, del valore del tuo cuore, del tuo sangue, della tua virtù, nobiltà e buonsenso. Ma per ogni tesoro della terra mi ha supplicato che non si celebri il matrimonio non perché non lo meriti ma per la fedeltà al suo primo marito. Lei dice che gli si manterrà fedele fino alla morte e che nessun’altra mano, che non sia quella appartenuta al duca Nepoliano, la toccherà per nessun motivo. Di questa decisione è tanto forte e sicura che al suo stesso fratello ha chiesto mille e una volta di rispettarla: te lo dico per discrezione. E, pensando alla parola data e vedendo che non potevo vincere la sua decisione e che con una donna la lingua e la spada si giudicano viltà e codardia, ho deciso di lasciare la mia collera invendicata, dato che come sai è mia sorella, e di concederti lo stato che hai conquistato non potendo concederti lei come sposa.

LUDOVICO
È questo, mio signore, il bottino che conservi per me dopo questa grande vittoria, dopo la grande accoglienza e allegria dovute come dici alla mia gloria? Oh, Cielo, come sono le mie vittorie, che nel miglior momento della mia fortunata storia, un capitolo tragico e sanguinoso mi priva di ogni piacere con un fatale tormento! Non posso lamentarmi che non sei fedele alla parola data; mi lamento di me, che tu avrai fatto di certo ciò che potevi, mentre io sono stato in questa faccenda mal consigliato. Le speranze vane a cui ho creduto, senza lasciare nient’altro non detto, mi toglieranno la vita e ancora mi sembra poco.

ARNALDO
Conte, tanta debolezza?

LUDOVICO
Conte pazzo. Pensi che non conosca o disprezzi il valore dello stato di Cleves e Geldres, da cui sono appena tornato e che mi hai concesso generosamente? No, non è così; ma il fatale impegno che persevero da sei anni era la ricchezza che aspettavo per la mia anima e tutto il resto è povertà in confronto. Va’ mio signore e chiedile, pregala, che per lo meno venga a salutarmi, fosse solo perché lo sappia la gente.

ARNALDO
È così ostinata che temo di non poterci riuscire; però vado, vediamo se si nega. Aspetta qui.

Esce il Duca.

LUDOVICO
Quale nave da guerra è mai giunta all’amato porto e lì, mentre galleggia, è minacciata dalla morte? Dopo tanta speranza tanta pena! Dopo tanta sicurezza un tal cambiamento! Ah, parole scritte nella sabbia, fiducia tradita, fede ingannevole! Una cosa è l’anima, altro ciò che sembra; la stessa fiducia copre il male e il bene, perché sono gli stessi uomini a chiamare tutto con ugual nome.

Entrano Prudencio, Feliciano, Riccardo e Telemaco.

PRUDENCIO
Adesso possiamo entrare; entriamo tutti.

FELICIANO
Ah, valoroso conte Ludovico, abbraccia i tuoi amici e sii per mille anni vittorioso e per altrettanti benvenuto!

LUDOVICO
Oh, Feliciano amico mio! Oh, Prudencio! Ah cavalieri, siate i benvenuti! Vengo in buona salute per servirvi e con più grande gloria adesso che vi vedo. Prendi Feliciano questa catena e tu, Prudencio amico mio, questo anello e voi, dividetevi questo denaro.

FELICIANO
Viva il conte! Per mille anni ancora! Viva il conte! Com’è andata?

LUDOVICO
Bene perché perdendo non più di cento uomini oggi ho lasciato il regno ricoperto di morti francesi e chi è sopravvissuto lo aspetta una vita vergognosa.

Entra Carlos.

CARLOS
Esiste sfortuna più grande? Oh, santo cielo! Dov’è mio figlio?

LUDOVICO
Carlos!

CARLOS
Conte!

LUDOVICO
Vieni, dammi un abbraccio!

CARLOS
Siate il benvenuto!

LUDOVICO
Cos’hai che hai cambiato colore? Dove andavi?

CARLOS
Sono abbastanza arrabbiato, ma poi vi racconterò. Dimmi Prudencio, hai visto Grimaldico?

PRUDENCIO
Che succede? Non si trova?

CARLOS
Manca da casa da un’ora. L’ho cercato con attenzione, perfino nelle stanze delle dame, e non si trova.

PRUDENCIO
E in giardino sei andato?

CARLOS
Mi manca solo quello.

PRUDENCIO
Allora corri, vai. Io l’ho visto lì prima chiedendo al giardiniere di aprirgli la porta.

CARLOS
Allora vado a cercarlo, che sono preoccupato; scusami con il conte, Prudencio.

PRUDENCIO
Gli dirò che ti ha chiamato il duca.

CARLOS
Oh, figlio mio, luce dei miei occhi! Temo che la crudeltà della tua fiera madre si sia già vendicata della sua gelosia versando il tuo sangue. Che avendomi trovato duro come il diamante, ha voluto commuovermi macchiando la mia l’anima, spargendo sangue innocente. Se sei morto, morirò anche io, non c’è dubbio!

Esce Carlos.

LUDOVICO
Carlos è andato via?

PRUDENCIO
Ha detto che torna subito, l’ha chiamato il duca.

LUDOVICO
Dimmi, Prudencio, Leonora ha preso così male il mio ritorno che indossa oggi una gramaglia di tessuto grezzo e veli più ordinari del solito?

PRUDENCIO
Sta arrivando la duchessa a farti visita. Rimandiamo a dopo le chiacchiere e aspettami sul balcone, ti racconterò cose incredibili.

Esce Prudencio.
Entra la duchessa.

CASSANDRA
Siate benvenuto conte.

LUDOVICO
Che altro bene mi aspetta, che merito di essere ricevuto da tutti? Questo mi nobilita molto di più che aver vinto il francese.

CASSANDRA
State bene? In salute?

LUDOVICO
La mia anima era quieta. Ma adesso, per un favore mancato, come un albero privo della sua linfa, mi mancano le forze.

CASSANDRA
Un favore mancato?

LUDOVICO
E grande anche.

CASSANDRA
Cosa dite?

LUDOVICO
Che non c’è maniera alcuna che la mia Leonora possa ammorbidire il suo cuore ribelle, nonostante il duca glielo abbia ordinato. E giura che è obbligata, in cuor suo, a mantenere fedeltà al primo sposo defunto: vedete dunque come non sono stato ricompensato e a ragione mi lamento.

CASSANDRA
Spostiamoci da qui, che Prudencio non ci ascolti.

LUDOVICO
Feliciano, rimani lì.

CASSANDRA
Dimmi, mi prometti il silenzio?

LUDOVICO
Mille volte sì. Cosa volete, mia signora?

CASSANDRA
Darti speranza per aspettare e chiamare per nome la soluzione ai tuoi problemi; che voi uomini date sempre la colpa alle donne. Non è colpa di Leonora questa ingratitudine nei vostri confronti, conte.

LUDOVICO
E di chi allora?

CASSANDRA
Del duca che adora la virtù di un malvagio, adesso sotto la sua protezione. A quest’ultimo, che gli procura con anima e lingua malvagie mille donne dei cui favori godere, vuole concederla in sposa e la sottrae al vostro coraggio, a voi che rischiando la vita siete andato a ottenere e liberare lo stato perduto, nonostante vi fosse obbligato dalla parola data alla partenza. Non vi racconto tutto questo perché andiate a lamentarvi apertamente col duca, ma perché avrete una sposa se Carlos muore: è un avido stregone e lo fa uscire completamente di senno, tanto che pur essendo suo domestico, incurante della questione, vuole farne il proprio erede. Pensate dunque se l’impedimento a tale matrimonio non è di mio interesse.

LUDOVICO
Prima che gli conceda la sua mano, gli taglierò le gambe! Ah, malvagio spregevole! È lui che vuole far sposare con la donna di cui sono pretendente e macchiare il suo nobile sangue con un marito di basso rango? Consideratelo già morto.

CASSANDRA
Bisogna agire di nascosto. Come farete?

LUDOVICO
Morirà stanotte; vi prometto la sua testa. Farò in modo che quattro soldati, di cui mi fido, entrino stanotte armati dalla testa ai piedi e che con coraggio e risolutezza si presentino innanzi a lui. Gli daranno la possibilità di dire qualcosa in sua difesa, ma per lunga o breve che sia, metteranno fine alla sua vita.

CASSANDRA
Perfetto, allora; mettete la mano sulla bocca, come saggia promessa del vostro silenzio.

LUDOVICO
Non sarò diverso da una muta statua di marmo.

CASSANDRA
Feliciano, vieni con me.

Escono ed entra Carlos.

CARLOS
Figlio mio, luce dei miei occhi e della mia anima, non sei nemmeno in giardino e questo è un chiaro indizio che tua madre è un’assassina! Oh, che possibilità terribile, tremenda! La stessa che ti ha dato la vita, dopo che Dio ti ha cresciuto, ti ha dato la morte. Oh figlio mio, perché non appari in nessun posto, qui nel verde terreno? Ma certo, se già sei in cielo come potresti mai apparire? Oh, vita mia, tua madre ti ha ucciso senza motivo per uccidere il cuore di tuo padre, suo nemico! E dato che sono stato io la causa della tua morte, sono io ad averti ucciso con le mie stesse mani. Innocente luce dei miei occhi, l’anima già commossa ti prega con lacrime, regalo del mio dolore. Chiedi giustizia a Dio, che adesso sarete faccia a faccia, per la duchessa, chiedila per entrambi! È lei la causa del tuo sangue versato! Oh, tronchi di questo giardino, vorrei essere Assalonne! Impiccato ad un albero, in questo modo, e che con crudeltà più grande Cassandra, come Joab, seppur già morto, mi uccidesse una seconda volta. Ma cosa dico? Non posso uccidermi, che il dolore non ha abbastanza forza per vincere la paura. Sguainati, forte spada e trapassami il petto, che già ho l’anima trafitta da quello che non ho fatto! Che muoia il corpo, che muoia anch’io e finisca presto il mio dolore!

Da dietro le quinte si sente la voce del bambino.

GRIMALDICO
Padre, padre!

CARLOS
Come?

GRIMALDICO
Padre, aiuto!

CARLOS
Chi mi chiama?

GRIMALDICO
Ah, signor padre!

CARLOS
Oh, mio bene! Riconosco la tua voce. Dove sei, che mi hai ascoltato e mi stai chiamando ora? Sicuramente in cielo, perché mi hai chiamato padre ma non hai mai saputo che lo ero mentre eri in vita. Aspettami, che presto ti raggiungerò.

Entra il bambino, con le mani legate.

GRIMALDICO
Ah, padre, vieni ad aiutarmi, volevano uccidermi!

CARLOS
Ombra, chi sei?

GRIMALDICO
Sono io.

CARLOS
Oh, piccola spettro di chi che fu generato nel ventre di colei che ti ha ucciso, non interrompere senza motivo la forzata esecuzione della morte che temo tanto e che mi aspetta.

GRIMALDICO
Padre, vuoi uccidermi anche tu con questa spada?

CARLOS
Come? Sei davvero tu, mio bene?

GRIMALDICO
Sono io; vieni a liberarmi.

CARLOS
È vivo, senza dubbio! Figlio mio, sei vivo?

GRIMALDICO
Certo! Come potrei parlare altrimenti?

CARLOS
Le mie braccia sono pronte ad accoglierti. È lui, è lui, luce dei miei occhi! Non ti hanno ucciso! Sei vivo, sei vivo, è sicuro! Mie spoglie codarde, tornate in voi! Quali pensieri avrà mai avuto quel lupo tiranno per uccidere un agnello innocente legandogli le mani? Dov’è tua madre?

GRIMALDICO
Quale madre?

CARLOS
Quella che ti ha legato.

GRIMALDICO
Non conosco mia madre.

CARLOS
E com’è che mi chiami ‘padre’ allora?

GRIMALDICO
È stata la duchessa, mi ha portato qui con l’inganno.

CARLOS
(A parte) Costei è il principio di ogni danno! Cosa succede, oh cielo? Povero me!

GRIMALDICO
Dopo avermi portato in giardino con l’inganno, mi ha nascosto tra questi rovi, lasciandomi qui legato per un po’. E mi ha detto, mille volte, “Figlio di Carlos, il traditore, accresce la mia ira che assomigli tanto a tuo padre!” Mi ha preso a schiaffi e minacciato, puntandomi al petto un coltello che aveva con se.

CARLOS
Così è come se lo puntassi alla mia anima. E perché non ti ha ucciso?

GRIMALDICO
Perché è arrivato il giardiniere per dare al maggiordomo alcuni fiori che aveva chiesto. E siccome questo tardava, ed erano per la tavola, la duchessa mi ha lasciato qui ed è andata a vedere cosa cercassero; e non è più tornata.

CARLOS
E perché non sei uscito e non hai detto loro che voleva ucciderti?

GRIMALDICO
Mi ha detto che era un gioco, che sarebbe tornata e l’avrebbe ripetuto.

CARLOS
Altro che gioco! Ah, che bugiarda! Sii maledetta, con le mani assetate di vendetta, che volevi farla a pagare ad un angelo. Vuoi bere il mio sangue? Beh, per quanto possa insistere non ci riuscirai, pur provandoci e ferendo gli innocenti, nuovo boia di Erode. La mia pazienza è giunta al limite; che anche la più ferma che esista, se offesa così tante volte, si trasforma in furia e violenza. Morirai, infame Cassandra! Oggi il duca verrà messo al corrente di tutte le tue malvagità, che ti condanni a morte, finalmente; si sta facendo notte, è il momento, ora che il duca si è ritirato nelle sue stanze. La nobiltà d’animo che ho dimostrato si trasforma adesso in veleno. Rivelerò tutto, non ha senso mantenere segreti su colei che mi vuole uccidere e anzi, se posso, ne causerò la morte. Figliolo, vieni con me, voglio farti conoscere tua madre.

GRIMALDICO
E dimmi, sei davvero tu mio padre?

CARLOS
Sì, figliolo, il tuo vero padre.

GRIMALDICO
Non portarmi dalla Duchessa, che è come un lupo per me.

CARLOS
No, puoi baciare la terra su cui cammina colei da cui ti porto.

Escono ed entrano il duca e Leonora, sua sorella.

ARNALDO
Pensa ad una soluzione, perché in ogni caso il conte ti ama e io ho dato la mia parola.

LEONORA
È in te, mio signore, che risiedono il mio buon nome e onore. Che soluzione vuoi che pensi o dica? Prima mi dici che sai che un uomo di più umile condizione mi definisce moglie con il tuo permesso e amante con quello del suo onore, che sai già che da lui ho avuto due figli e che sono solita parlargli dal giardino; e poi che il conte mi reclama come sua sposa.

ARNALDO
Leonora, sorella mia, Carlos nasconde virtù e nobiltà sotto la corteccia umile e rozza: Carlos Baldeo era suo padre; e lui, mio zio, ha avuto questo figlio dalla più ricca dama d’Italia. E così l’han affidato al padre mio. Non devi negarlo e anzi sono contento che sei sposata con lui e che respingi la proposta del conte Ludovico.

LEONORA
Bacio le tue generose mani. Mio signore, allora ti confesso che ammetto tutto, pur rivelando così la mia viltà, e in ginocchio ti chiedo e ti supplico che perdoni le colpe che ho commesso. Carlos è mio marito e da lui, lo confesso, ho avuto i due figli che prima rinnegavo.

ARNALDO
E io ti dico che è la miglior cosa che la mia poca fortuna potesse immaginare. Alzati, Leonora.

LEONORA
Bacio i tuoi piedi. Non sono più tua sorella, ma un’umile schiava.

ARNALDO
Devi essere sua moglie, anche non lo vogliano gli uomini, perché così ha deciso il Cielo. Ritirati nelle tue stanze, Leonora, che penserò io a far zittire il conte. Paggi, i ceri ! Mi avete sentito?

LEONORA
Che i cieli ti concedano lunga vita.

Entrano Carlos e il bambino.

CARLOS
Ascolta, mio signore, prima di scendere: eccomi qui, alla tua presenza, affinché tu metta fine alla mia vita o mi dia una soluzione.

ARNALDO
Aspetta, Carlos, non sei solito parlarmi in questo modo…

CARLOS
Non ti ho mai parlato così, mio signore, perché mai avrei pensato di vedere quello che vedo: Cassandra, tua moglie, vuole la mia morte perché non ho soddisfatto i suoi desideri. Sono stato zitto, per paura di recarti offesa, che sai bene quanto mi prodigo per il tuo onore; ma ormai la forza e la ragione non possono più mantenere segreto tutto questo. Spinto dai mali a me causati e dalle offese ricevute, vengo adesso a parlarti chiaramente, svelandoti le sue intenzioni: Leonora, qui presente, è mia moglie e questo già lo sai e so che l’hai anche rivelato perché conveniva alla tua tranquillità e onore, anche se adesso Leonora, ingannata, piange la mia fedeltà e la sua gelosia. E lei [Cassandra] sapendo che amo un’altra e che questo dolce bimbo è nostro figlio ha legato le sue tenere mani, con questa corda che ti mostro, mi viene da piangere solo a raccontarlo, e quando lì dove l’aveva nascosto ha sollevato il coltello e l’abile braccio contro quest’angelo che è allevato in casa tua, per versare il mio ed il tuo sangue, è entrato in tempo …

ARNALDO
Non dire di più.

CARLOS
…un giardiniere, che ha impedito il malvagio tentativo.

LEONORA
Oh, mio angelo, luce dei miei occhi! Vieni tra le braccia di tua madre, questa volta non mi tiro indietro. Davvero hai patito tutto questo, tesoro mio?

ARNALDO
Ad una tale crudeltà è arrivata questa fiera? Come può permetterlo e volerlo il cielo, con i raggi della quinta sfera? Oggi morirà l’adultera Duchessa, sì morirà.

LEONORA
Sono tua madre, figlio mio.

GRIMALDICO
E perché se siete mia madre non mi baciate?

CARLOS
Sono fuori di me dalla gioia! Grimaldico…

GRIMALDICO
Signore?

CARLOS
Quanto mi pesa non poterti vendicare!

ARNALDO
Cosa ti ha detto la crudele duchessa quando minacciava di ucciderti?

GRIMALDICO
Che non passasse per la mente a Carlos di essere tuo erede.

ARNALDO
Sì che lo sarà, invece, tenti pure ciò che vuole; dammi il tuo mantello e il tuo cappello ed entrate dentro, che sento arrivare gente e voglio farmi passare per te, indossando i tuoi abiti: così mascherato camminerò di nascosto tra i balconi di questo palazzo, la sorprenderò, le farò confessare i suoi delitti e la ucciderò.

CARLOS
Sei per noi padre e signore; fai di noi quello che vuoi.

LEONORA
Vieni, figliolo caro.

GRIMALDICO
Andiamo madre, adesso credo che lo sei veramente.

Escono e il duca rimane da solo.

ARNALDO
Sto pensando ad una soluzione che mi soddisfi e tra mille diversi pensieri quello che più mi aggrada è che muoia colei che fa a pezzi e vitupera il mio onore. Ah, lussuriosa Cassandra, Cassandra crudele, sei degna di bruciare per sempre tra fiamme più terribili di quelle in cui è solita bruciare la salamandra, che nel fuoco vive con tranquillità! Né Fabia, né Scilla, Tarpea o Alessandra, né la maga che trasformò i compagni del greco, possono essere a te paragonate per malvagità e cattive azioni, che perderebbero la loro fama e tu vinceresti. Morirai per mano mia, lo giuro su Dio! Ma adesso meglio nascondermi, che arriva gente. Mi sembrano dei soldati che stanno accompagnando il conte.

Entrano Telemaco e Riccardo, soldati.

TELEMACO
Da quello che ci ha detto il conte dovrebbe essere lui, con quel cappello e mantello.

RICCARDO
È Carlos, sicuro; perché dubiti? Dai, sbrighiamoci, è il momento giusto per ucciderlo senza che ci senta arrivare.

TELEMACO
Riccardo, sei sicuro che sia Carlos? Guardalo bene.

RICCARDO
È della stessa altezza; cammina e passeggia come lui; sono il suo mantello e il suo cappello.

TELEMACO
Allora, avanti: non facciamoci scappare quest’occasione. Sguaina la spada.

RICCARDO
Che muoia!

TELEMACO
Che muoia!

ARNALDO
Ah, traditori! Che fate? Contro il vostro duca? Contro il duca e in casa sua? Aiuto, gente, aiuto, vogliono uccidere il duca!

Entrano Prudencio e Feliciano.

PRUDENCIO
Contro il duca, mio signore? Sparite, canaglie!

FELICIANO
Che muoiano!

PRUDENCIO
Scappano, i codardi.

TELEMACO
Sono ferito, signori; sono morto, abbiate pietà!

ARNALDO
Calma: non uccidetelo!

PRUDENCIO
L’altro ci è scappato!

FELICIANO
Allora confessa come e perché volevi uccidere il Duca.

TELEMACO
Se risparmiate la vita che mi resta…

FELICIANO
Duca, eccellenza, che dite?

ARNALDO
Sì, la risparmierò; racconta l’accaduto, che sospetto cosa possa essere. Grazie al cielo non è stato portato a termine!

TELEMACO
Il conte, gran signore, ci ha mandato entrambi perché uccidessimo Carlos, a tradimento questa notte; vi abbiamo scambiato per lui e per errore attentato alla vostra vita.

ARNALDO
Cosa? Il conte e in casa mia? Che strano! Chiamatelo, subito!

PRUDENCIO
Sta arrivando.

Entra il conte Ludovico.

LUDOVICO
Che è successo? Fuori! Che è successo? Uccidere il duca, mio signore? Dove sono i nemici? Che muoiano!

ARNALDO
Calma: basta così. Riponi la spada, conte; e se cerchi i miei nemici, è contro te stesso, ingrato conte, che devi rivolgerla. Mandi soldati nel mio palazzo affinché uccidano a tradimento Carlos, il mio domestico, l’uomo che ho allevato come fosse mio figlio sin da bambino! Perché, conte?

LUDOVICO
Giustamente merito la morte; però ti confesso che la Duchessa mi ha ordinato di ucciderlo, temendo che ne facessi il tuo erede e che lo sposassi con Leonora. E io, accecato dall’amore che per lei provavo, ho dato ordine di compiere questa richiesta, non sapendo che lo stimassi così tanto.

ARNALDO
La Duchessa è responsabile anche di questo? È lei che l’ha ordinato? Basta così! È giunta l’ora che tutti sappiano che il cielo loda sempre l’umiltà e punisce la superbia. Chiamate Carlos e Leonora; e tu, Prudencio, chiama la Duchessa.

LUDOVICO
È lei che devi punire, mio signore, perché so che pensava di ucciderti se avesse trovato lealtà nel mio petto.

FELICIANO
È quello che sospettano di lei.

ARNALDO
Che voci girano a palazzo?

FELICIANO
Che guadasse Carlos con lascività.

ARNALDO
Zitto, non una parola di più! E che nessuno osi dirmi altro su di lei: è sempre mia moglie, anzi lo è stata, che non sono né voglio più essere suo marito!

Entrano Carlos, Leonora e la duchessa.

CASSANDRA
Cosa volete, eccellenza, per chiamarmi così di fretta?

ARNALDO
Duchessa, fate attenzione, per la vostra reputazione vi conviene lasciare il ducato di Borgogna. Domani partirete all’alba, che nessuno a corte lo sappia.

CASSANDRA
E per quale motivo così di nascosto? Non sono forse vostra moglie?

ARNALDO
Non lo siete più; e non c’è bisogno di dirlo pubblicamente, perché se i pensieri si trasformassero in azioni, soltanto la vostra morte ripagherebbe l’onore che ho perso. Sono già stato informato di ciò che avete provato a fare, dei vostri cattivi pensieri che hanno trasformato la fiducia del mio amore di un tempo in odio. E ringraziate che non faccio da boia con il vostro collo, come voi volevate fare oggi con quell’angioletto che è erede del mio regno. Suo padre è Carlos che voglio sia mio erede e che tutto il ducato sappia che, essendo sposato con Leonora, è per me come un figlio. E che ripudio la duchessa come moglie ed è mia pubblica volontà chiedere il divorzio, che so che per lei non è un gran peso. Prudencio e Feliciano la conducano poi a casa del duca Albano, suo padre, con la dote e con una lettera, che io stesso scriverò. Gli proverò le mie ragioni, se cercherà contesa con me; che il motivo che mi offende e oltraggia è tale da non poterlo tenere nascosto. Ed esilio da queste terre e dal mio stato anche il conte per le sue colpe. Nessuno osi opinare; che sono il re e così ho deciso!

CASSANDRA
So bene che è un ordine divino questo mio disonore, e ringrazio il vostro grande valore e zelo per risparmiare oggi la mia vita. E così, per la grande misericordia che dimostra la vostra generosità risparmiandomi la vita sono obbligata a chiedere al cielo che la vostra sia lunga. Tornerò a casa di mio padre e vi prometto che arrivata lì, alla sua presenza, mi rinchiuderò con i miei segreti, così che le lacrime e la vostra assenza siano la causa della mia morte. E adesso, in ginocchio, chiedo perdono al buon Carlos e a Leonora; la sua bontà, virtù che Dio stesso premia, mi ha vinto. È tanto quello che gli hai concesso, ma merita di più.

CARLOS
Mia signora, mi avete sempre onorato. Al duca sembra di no, perché è arrabbiato; ma io e la mia sposa lo supplicheremo in tuo nome.

CASSANDRA
Ah, Carlos, sono perduta!

CARLOS
Vieni Leonora per favore, parliamo al mio signore.

LEONORA
Mio signore, la Duchessa tra mille lacrime piange l’affronto che ti ha arrecato.

ARNALDO
Leonora, mi spaventi! Carlos, che affronto è mai questo? Portatela via di lì, toglietela dalla mia vista o la farò…

FELICIANO
Andiamo, mia signora. È questo adesso l’ordine del duca; e se lo ordina, dovete obbedire.

CASSANDRA
Addio, Duca, mio signore, che così terribilmente ho offeso, senza rispettarne l’onore. Com’è vero quel che si dice, che ti accorgi della fortuna che hai solo quando la perdi!

Escono Feliciano, Prudencio e la duchessa.

CARLOS
Mio signore, se non possiamo convincerti a non esiliare Cassandra dal tuo regno, è per colui che mi voleva morto che ti supplico. Non esiliare il conte!

ARNALDO
Almeno questo per te posso farlo!

CARLOS
Vieni conte e ringrazia.

LUDOVICO
Mio signore, bacio i tuoi piedi o almeno il suolo dove…

ARNALDO
No, no; fermati!

LUDOVICO
Carlos, allora bacio i tuoi.

CARLOS
Preferisco che mi chieda il mio affetto e che te lo mostri.

LEONORA
E che io che ti chiami signore.

LUDOVICO
Sono contento della mia punizione, che tale non è.

ARNALDO
Venite con me, tutti e tre; ceniamo insieme. E mentre la mia reggia accoglierà una grande festa, per farmi più contento gridate tutti ‘Viva Carlos!’ Mi farete molto felice.

CARLOS
Voglio baciare e prostrarmi ai tuoi piedi.

ARNALDO
Carlos da sempre ti ho voluto molto bene. Così finisce “Il Perseguitato”, che tutti gridino ‘Viva Carlos!’

Fine.